Kong: Skull Island

Kong – Skull Island si preannuncia come uni dei kolossal più attesi della stagione: e, senza ombra di dubbio, le attese degli spettatori non saranno tradite, grazie al riuscito mix di azione, spettacolarizzazione, CGI, Visual Effects, colpi di scena, lucertole giganti e gorilla da competizione partoriti dalla mente del regista Jordan Vogt – Roberts a partire da una sceneggiatura firmata da Dan Gilroy, Max Borenstein e Derek Connolly.

 

Imprecisato luogo nel Pacifico, anni ’40. Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale due piloti nemici atterrano su un’isola apparentemente disabitata, almeno finché non compare un’enorme gorilla antropomorfo. Nel 1973, spetta ad un’equipe del progetto governativo Monarch guidato da Bill Randa (John Goodman) esplorare l’atollo conosciuto come Skull Island per sfatare il sinistro mito legato alle misteriose scomparse avvenute nell’intera area circostante.

Insieme ad un gruppo di scienziati e studiosi affiancati dal manipolo di militari reduci dal Vietnam guidati dal colonnello Preston Packard (Samuel L. Jackson), un membro delle forze speciali britanniche di nome James Conrad (Tom Hiddleston) e una fotoreporter pacifista (Brie Larson) si inoltreranno nel folto dei segreti dell’isola, affrontando l’oscurità dei loro cuori e delle mostruose creature che hanno colonizzato il territorio.

Kong Skull Island

Kong – Skull Island è un cuore di tenebra conradiano

E proprio il concetto di “cuore di tenebra” accompagna e contraddistingue questo nuovo adattamento del mito immortale di King Kong, l’enorme gorilla alto quanto un palazzo e dotato di forza disumana: l’unico vero King – a parte Elvis – capace di colonizzare l’immaginario collettivo fin dal 1933, anno della sua prima comparsa sul grande schermo. In Kong – Skull Island il tentativo compiuto da Vogt – Roberts di aggiornare ai nostri moderni tempi 2.0 questo mito archetipico trova terreno fertile nella scelta di raccontare una storia parallela, lasciando completamente inalterata la vicenda principale che tutti conosciamo e che viene preconizzata in più di un momento con abili strizzate d’occhio allo spettatore più esperto. Kong torna, più terrificante che mai, a far sentire la sua “voce”, re incontrastato del proprio atollo, che deve però difendere da creature preistoriche pronte ad insediare il proprio dominio. Ma, come viene accennato nel corso del film “il vero nemico è quello che andiamo a cercare”, così l’attenzione del prodigioso scherzo della natura viene allontana da quella che sarà la vera causa della propria caduta: l’arrivo dell’uomo moderno, con il proprio carico di bombe, avidità e morte.

Kong - Skull IslandLa scelta del 1973 non è poi così casuale, e Randa insieme al Colonnello Packard non sono altro che lo specchio della follia dilagante di quei tempi: l’Era dell’Acquario è tramontata, si spiana la strada per il ritorno della Guerra Fredda, il pericolo atomico incombe ed entrambi trasportano il loro “cuore nero” in un luogo incontaminato nel suo rarefatto terrore, sporcandolo con la malvagità che aleggia nel loro animo. Kong – Skull Island è un cuore di tenebra conradiano (non a caso il personaggio interpretato da Hiddleston porta lo stesso nome) scandito dal respiro antico di un grande cinema mainstream classico ma aggiornato ad oggi, contaminato dalla bellezza mozzafiato degli effetti visuali che ne esaltano il folle viaggio nell’oscurità dell’apocalisse.

 
RASSEGNA PANORAMICA
Ludovica Ottaviani
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Ex bambina prodigio come Shirley Temple, col tempo si è guastata con la crescita e ha perso i boccoli biondi, sostituiti dall'immancabile pixie/ bob alternativo castano rossiccio. Ventiquattro anni, di cui una decina abbondanti passati a scrivere e ad imbrattare sudate carte. Collabora felicemente con Cinefilos.it dal 2011, facendo ciò che ama di più: parlare di cinema e assistere ai buffet delle anteprime. Passa senza sosta dal cinema, al teatro, alla narrativa. Logorroica, cinica ed ironica, continuerà a fare danni, almeno finché non si ritirerà su uno sperduto atollo della Florida a pescare aragoste, bere rum e fumare sigari come Hemingway, magari in compagnia di Michael Fassbender e Jake Gyllenhaal.