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Festa di Roma 2016: Kubo e la spada magica recensione

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Il giovanissimo Kubo, scampato grazie alla mamma alla furia del malvagio nonno, si guadagna da vivere affascinando gli abitanti di un piccolo villaggio di pescatori con il suo magico dono di dar vita a storie mirabolanti facendole saltar fuori dagli origami animati al suono del suo Shamisen. Il nonno ha rubato un occhio al piccolo Kubo quando era appena nato e ora vorrebbe impossessarsi di quello rimasto, facendo ricorso a tutte le sue arti malvagie e all’aiuto di due terribili zie.

Che Laika sforni capolavori non è certo una novità e le quattro candidature all’Oscar sui quattro film finora realizzati lo conferma pienamente. L’Oriente messo in scena in Kubo e la spada magica da Travis Knight innamorato perdutamente del Giappone dai tempi in cui seguiva il padre (Proprietario di Nike) nei suoi viaggi di lavoro, è veramente sorprendente per accuratezza di dettagli e per maestosità, nonché per l’originale capacità di interpretazione grafica, che ci regala un Giappone dei tempi dei samurai unico e convincente. I set, costruiti realmente in teatro di posa, in scala 1:5,  sono stati poi ulteriormente moltiplicati ed estesi con sapienti interventi di compositing digitale, rendendo le ambientazioni fortemente spettacolari e soprattutto credibili.

Kubo e la spada magicaI personaggi sono meravigliosi e denotano un lungo studio per approdare alle felici scelte definitive. Kubo, il protagonista, riesce letteralmente a sfondare lo schermo, regalando una miriade di espressioni e di emozioni da fare invidia al migliore degli attori in carne e ossa.

La riconoscibilità dei caratteri stilistici dei personaggi rappresenta un altro punto di forza del progetto. Si capisce dai primi fotogrammi che si tratta di un film con il marchio Laika, ormai sinonimo di qualità e garanzia per una storia avvincente, mai banale, con contenuti adatti a ogni età e soprattutto con le giuste tinte macabre, che l’accompagnano dai tempi dello stupefacente Coraline.

In Kubo e la spada magica l’uso del digitale è massiccio, necessario per supportare la grandiosità delle situazioni sceniche, ma anche discreto e non prova mai a rubare la scena all’animazione a passo uno, che rimane in tutta la sua riconoscibilità.

Le voci originali sono di grandi attori del calibro di Charlize Theron, Art Parkinson, Ralph Fiennes, George Takei, Rooney Mara e Matthew McConaughey, e di conseguenza anche l’impostazione fondamentale della recitazione impartita ai burattini. Rimane quindi la paura per il doppiaggio italiano, che come spesso avviene per i film d’animazione potrebbe sminuire o male interpretare il grande lavoro di base fatto sulla caratterizzazione dei personaggi.Kubo e la spada magica

La colonna sonora, piacevole, funzionale alla narrazione e chiaramente dal sapore orientale, è dell’italiano Dario Marianelli. Per i titoli di coda la cantautrice e pianista Regina Spektor ha realizzato una cover di “While My Guitar Gently Weeps”, celebre brano dei Beatles, scritto da George Harrison.

Travis Knight, approdato finalmente alla regia dopo anni di lavoro come capo animatore e produttore, ci regala un gioiello dell’animazione a passo uno, un viaggio fantastico adatto a spettatori di ogni età. Una festa per gli occhi, un turbine di colori, l’avventura di una piccola armata di personaggi strabilianti immersi in  ambientazioni mozzafiato che si rifanno a un Giappone antico e reinventato con intelligente fantasia. Il quarto film di casa Laika Kubo e la Spada Magica rappresenta l’ennesimo riuscito passo avanti nel perfezionamento di quella particolare forma di animazione riportata non troppi anni fa alla ribalta dal buon Tim Burton.