La Fine del Mondo

Comico, brillante, demenziale, emozionante, straordinario, è tutto questo La Fine del Mondo, il nuovo film di Edgar Wright colpisce al cuore lo spettatore e lo accompagna con la pancia dolente dal riso fino alla Fine del Mondo. A 20 anni dal loro ultimo incontro, cinque amici si riuniscono, e cercano di compiere l’opera che hanno lasciata incompiuta durante l’adolescenza: completare il miglio dorato, ovvero il percorso di 12 pub che porta fino al The World’s End (La Fine del Mondo), storico locale dove nessuno di loro è mai arrivato prima.

 
 

Edgar Wright conclude, con The World’s End (da noi La Fine del Mondo), la sua strabiliante trilogia del Cornetto. Cominciata con L’Alba dei Morti Dementi e proseguita con Hot Fuzz, questa straordinaria trilogia, come bene sanno i fan accaniti di Wright, ha come obbiettivo quello di dissacrare tutto ciò che di serio, spaventoso, disgustoso e catastrofico va di moda al cinema e così, dopo essere passati per i fertili territori dello zombie movie e dell’action adrenalinico tutto al maschile, il buon Edgar cavalca la moda del momento e si dedica, come da titolo, ad un film catastrofico concentrato su eventi straordinari che porteranno inevitabilmente alla fine del mondo.

La Fine del Mondo recensione

In questo contesto straordinario, Edgar Wright cala ancora una volta i suoi personaggi ordinari, e in questo caso, accanto a Simon Pegg e Nick Frost, fedeli compagni di viaggio del regista, ci sono altri volti noti del cinema inglese: Martin Freeman, Eddie Marsan e Paddy Considine. Questo simpatico quintetto è completato della dolce Rosamund Pike, dall’affascinante Pierce Brosnan e David Bradley, colui che dalla scorsa stagione televisiva della HBO è divento l’uomo più odiato del piccolo schermo.  I magnifici cinque sono i compagni di viaggio con cui affrontiamo quest’avventura che fin troppo presto comincia a sfuggire loro di mano. Come negli altri capitoli, anche qui nella sceneggiatura c’è lo zampino di Pegg che si fa aiutare da Frost, realizzando, ancora una volta, uno script vivace, esilarante non privo di momenti di riflessione, che in questo film piuttosto che in quelli precedenti a volte prendono il sopravvento, rischiando di far apparire verbosa la storia.

Fondamentale è la componente fisica e action del film. I cinque protagonisti si vedono sempre coinvolti in “incontri” fisici che li mettono alla prova e li vedono, sorprendentemente, all’altezza delle più complesse acrobazie e delle più violente scazzottate. Edgar Wright mostra un talento registico di spessore, riuscendoci a raccontare sia la bevuta al bar che la zuffa più confusa con un ritmo che si adegua agli eventi e li narra sempre con grande ordine e coinvolgimento da parte del pubblico. La Fine del Mondo è il coronamento perfetto dell’idea di cinema di Wright: esilarante, dissacrante, demenziale e assolutamente epico.