La Talpa

Passato quasi in sordina a Venezia a causa dell’effetto Shame, arriva in Italia La Talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy in originale) opera secondo di Tomas Alfredson. Si tratta di uno dei film più attesi della stagione, dal momento che oltre ad avere al timone il regista rivelazione di Lasciami Entrare, ha al suo attivo un cast di pezzi da novanta, capitanati nientemeno che da Gary Oldman, già bravissimo e amatissimo commissario Gordon per Christopher Nolan. Insieme a lui sua altezza reale Colin Firth, il bravissimo John Hurt, Mark Strong che sta diventando uno dei migliori caratteristi in circolazione, il Warrior Tom Hardy e Benedict Cumberbatch, noto ai più come Sherlock Holmes, protagonista dell’omonima e recentissima serie tv della BBC One.

 

La Talpa, tratto dal romanzo di John le Carré, si concentra in un periodo storico molto teso, che vede al suo apice le tensioni tra USA e URSS nel corso della Guerra Fredda. Di mezzo c’è una presunta ‘talpa’, un infiltrato nei servizi segreti britannici che sta dalla parte dei sovietici e che potrebbe incrinare i preziosi rapporti di amicizia che ci sono tra Regno Unito e i cugini d’Oltreoceano. Incaricato di stanare la talpa è assegnato a George Smiley (Gary Oldman), che mettendosi sulla pista lasciatagli dal suo superiore dal nome in codice Controllo (John Hurt), si muove con astuzia in mezzo alle difficili trame nascoste dei servizi segreti. Alfredson mostra per la seconda volta la sua accattivante eleganza con la macchina da presa centellinando parole e note, per lasciare spazio alle immagini, ai piani larghi e ai gesti misurati di un protagonista immenso, che con uno sguardo, un’inclinazione del viso o un’increspatura delle labbra riesce a dire tutto ciò che serve.

La Talpa, tra stile e regia

Lo stile del regista riesce, rinunciando a qualsiasi espediente esterno come la musica e il montaggio frenetico, a mantenere alta l’attenzione in una vicenda che ne richiede molta, soprattutto considerando che viene raccontata in base ad un susseguirsi di eventi cronologicamente non lineari e che, soprattutto all’inizio rischiano di confondere lo spettatore. Purtroppo, proprio questo interessante elemento di ricercatezza stilistica ha il difetto di appesantire la narrazione, rendendo il film un po’ meno appetibile. La sensazione che si ha alla fine è quella di un film concluso, compiuto nella sua contingenza narrativa ma che promette un futuro in cui altro deve ancora accadere e dando l’impressione che infondo non è veramente importante chi sia la talpa, ma chi, una volta rimossa ‘la mela marcia’, riesce ad ottenere il permesso di guidare i meccanismi segreti che reggono una nazione.