La vera storia di The Real Right Stuff recensione

Se guardando la serie The Right Stuff: Uomini veri, disponibile su Disney+ dal 9 ottobre, si desidera conoscere di più sulla storia dei primi veri astronauti americani, ecco che in soccorso arriva il documentario La vera storia di The Right Stuff: Uomini veri. Disponibile dal 20 novembre sulla medesima piattaforma streaming, questo uscirà in concomitanza con l’ultimo atteso episodio della serie di fiction. Si va così a completare un epico racconto che ancora oggi non manca di suscitare curiosità e trasporto emotivo. A dirigere il progetto vi è il regista premiato agli Emmy Tom Jennings, che ha anche prodotto il titolo con 1895 Films per National Geographic.

Il documentario racconta la straordinaria storia vera dei primi astronauti americani, noti come Original Mercury 7, e trae ispirazione da centinaia di ore d’archivio di filmati e trasmissioni radiofoniche, interviste, video amatoriali e altro materiale raro e inedito per catapultare gli spettatori alla fine degli anni Cinquanta. Qui prende infatti forma il Project Mercury, che vedrà gli Stati Uniti proporsi come protagonisti per la conquista dello spazio, sfidando apertamente i rivali russi. Tra tentativi, fallimenti e storiche conquiste, prende forma un racconto che si ricollega direttamente al nostro presente, nel momento in cui nel 2020 la NASA spedisce due nuovi astronauti nello spazio, oggi luogo a noi meno ignoto.

La nascita del mito

Ci sono storie talmente tanto avvincenti e ricche di colpi di scena che già con la loro semplice realtà dei fatti sono in grado di conquistare spettatori da ogni dove e quando. Quella dei primi astronauti della NASA e delle loro ambizioni nello spazio sono certamente tra queste. Si tratta di un racconto che ha contribuito a forgiare il paese e il secolo intero, dimostrando di quali grandi imprese può essere capace l’uomo. Vedere tutto ciò narrato in una serie di fiction permette certamente un’affascinante drammatizzazione degli eventi. Ma ritrovare questa stessa storia in un documentario consente invece di imbattersi in una serie di dettagli e particolari che arricchiscono di fascino, e realismo, il racconto.

È quello che succede con La vera storia di The Right Stuff: Uomini veri, dove si ripercorre sin dall’inizio il reclutamento, la formazione e la popolarità pubblica degli Original Mercury 7. Nell’approcciarsi a tale ricco racconto, il regista costruisce una narrazione che permette di non distrarsi dal vero cuore del documentario. Jennings rifugge dalla canonica costruzione di tale genere. Rinuncia all’utilizzo di interviste e permette di avere un accesso completo alla corsa allo spazio degli astronauti statunitensi. In particolare, il film si avvale di una serie di filmati di repertorio, immagini e registrazioni audio fino ad ora inediti. Questi materiali sono poi impreziositi da un altrettanto epica colonna sonora composta da James Everingham e prodotta dal premio Oscar Hans Zimmer.

La vera storia di The Real Right Stuff Disney+

La vera storia di The Right Stuff: la recensione

Prendendosi dunque delle libertà nella forma, egli ha modo di raccontare con un punto di vista più ravvicinato una storia altrimenti estremamente classica. Partendo dalla fine degli anni Cinquanta Jennings ci conduce attraverso un secolo di conquiste, rese possibili anche dai tanti dolorosi fallimenti. Particolarmente interessante del documentario è infatti lo scontro tra Stati Uniti e Russia. Uno scontro non bellico che ha dimostrato come il desiderio di fare meglio possa portare a “piccoli passi per l’uomo, ma grandi passi per l’umanità. E per dar vita ad imprese di questo tipo era davvero necessario avere a disposizione il meglio del meglio in quanto ad astronauti.

Come narrato dallo scrittore Tom Wolfe nel suo romanzo The Right Stuff, alla base sia dell’omonimo film che della nuova serie e di questo documentario, questo è il racconto di un mondo che si scontra con il progresso e lo fa proprio. Ciò che però il documentario aspira ad esaltare è quanto tali vicende abbiano poi influito nella vita privata di questi uomini. Jennings conduce lo spettatore nelle loro case, apre un dialogo con i famigliari rimasti davanti la televisione a guardare i loro cari lasciare il pianeta terra. È in particolare qui che si ritrova la grandezza di questa storia, che scava nel privato per comprendere meglio ciò che è pubblico. Grazie anche alla scelta di costruire il documentario attraverso sole immagini di repertorio, l’attenzione dello spettatore è presto conquistata e condotta fin nello spazio.