The Right Stuff Disney+

L’industria cinematografica e televisiva statunitense da sempre ripercorre le grandi gesta dei suoi astronauti e delle loro conquiste spaziali. Da Apollo 13 con Tom Hanks fino al più recente Il primo uomo con Ryan Gosling, l’esplorazione dello spazio è uno dei motivi di vanto degli Stati Uniti, ma ancor di più lo è il raccontare i retroscena di queste avventure. Con la serie The Right Stuff: Uomini veri, disponibile sulla piattaforma Disney+ a partire dal 9 ottobre, si compie un ulteriore passo in questa direzione. Prodotta da National Geographic e dalla Appian Way di Leonardo DiCaprio, questa si compone di otto episodi che mirano a raccontare le vere storie dei primi astronauti d’America, dai sacrifici per diventarlo alle ripercussioni che ciò ha avuto sulle loro vite private.

 
 

La serie è inoltre tratta dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1979 dallo scrittore Tom Wolfe, già trasportato al cinema nel 1983 con il plurinominato all’Oscar Uomini veri, interpretato da Sam Shepard, Ed Harris e Dennis Quaid. Anche qui la trama ruota intorno ai sette astronauti chiamati a far parte del Progetto Mercury, una delle prime operazioni spaziali realizzate dalla NASA. Questi sono Alan Shepard (Jake McDorman), Gus Grissom (Michael Trotter), John Glenn (Patrick J. Adams), Scott Carpenter (James Lafferty), Wally Schirra (Aaron Staton), Gordon Cooper (Colin O’Donoghue) e Deke Slayton (Micah Stock). Questi sono destinati a diventare delle vere e proprie leggende, ma ciò avrà ovviamente un prezzo.

The Right Stuff: costruire il mito

Alla base della serie vi è la volontà esplicita di riproporre alle nuove generazioni il racconto di quegli uomini che per primi hanno dato vita alle esplorazioni dello spazio. Su di loro si è infatti fondato e basato molto del progresso di una nazione, e di conseguenza dell’intero mondo. Il contesto in cui tutto ciò avviene è ovviamente legato in modo assai stretto ai motivi che hanno spinto verso queste operazioni. Ci si trova infatti nel 1961, nell’apice della Guerra Fredda, e come si apprende già dal primo episodio, i russi hanno ottenuto importanti traguardi nell’avanscoperta dello spazio. Ciò spinge naturalmente gli americani a voler stabilire nuovi primati a riguardo, e dal desiderio di primeggiare nascono proprio le più grandi conquiste.

Pur se in modo romanzato, la presenza tra i produttori di National Geographic garantisce una certa fedeltà agli eventi storici narrati, permettendo così di affidarsi al racconto di quegli uomini e delle loro gesta. Proprio come un astronauta lo spettatore ha modo di esplorare la loro vita pubblica e privata, assistendo al modo in cui l’una influenza l’altra, e viceversa. The Right Stuff, infatti, non va guardata aspettandosi sbalorditivi viaggi nello spazio, bensì l’accurata preparazione a questi. La preparazione fisica, la comunicazione pubblicitaria, lo studio nei minimi dettagli delle missioni e degli elementi indispensabili per la loro riuscita. Questi sono gli elementi ricorrenti nei primi due episodi visti in anteprima, ma che lasciano presagire saranno anche il nucleo centrale dell’intera serie.

Si potrebbe definire il lato non spettacolare della vita dell’astronauta, eppure The Right Stuff sembra mirare a sfatare questo mito. Questo aspetto viene ulteriormente reso interessante dal suo intrecciarsi con la vita famigliare dei protagonisti, qui particolarmente fondamentale. Sull’insegnamento di Il primo uomo, che esplorava il privato di Neil Armstrong, anche qui gli astronauti trovano maggior approfondimento nel momento in cui sono mostrati tra le mura domestiche. Il divario tra pubblico e privato diventa dunque necessario per poter capire i sacrifici compiuti da questi uomini veri. Questi sono tali non perché astronauti. Ma perché capaci di gestire la responsabilità che tale ruolo porta con sé, tanto all’interno della NASA quanto al di fuori di essa.

The Right Stuff recensione

The Right Stuff: la recensione

Quanto avviene nei primi due episodi della serie è certamente un primo assaggio di quanto poi troverà più ampia esplorazione con lo svolgersi della storia. Come detto, questa di per sé potrebbe non racchiudere eventi particolarmente spettacolari. L’impostazione è difatti molto classica, quasi austera, e ciò genera un tono che facilmente può appesantire la visione. Pur non essendo un documentario, l’intento è proprio quello di riproporre quasi con tale impostazione quanto avvenuto, e ciò potrebbe come sempre rivelarsi un arma a doppio taglio. Il pubblico ideale è infatti un pubblico affascinato da queste storie e i loro retroscena, mentre potrebbe risultare più complesso attrarre spettatori diversi da questi.

In complesso, la serie promette di avere le carte in regola per affermarsi come un titolo particolarmente interessante all’interno della piattaforma Disney. In un catalogo pensato prevalentemente per un pubblico di piccoli o giovani, The Right Stuff può in effetti risultare fuori posto. Eppure, la sua qualità didattica non è da sottovalutare. Già da quanto potuto vedere nei primi due episodi, infatti, le storie degli astronauti protagonisti hanno il potenziale per essere fonte d’ispirazione a livello universale. La promessa, e la speranza, è che questo elemento possa sempre più essere sottolineato nello svolgersi della serie.