l'amica

I romanzi polizieschi di Florencia Etcheves  riscuotono un buon successo, non solo in Argentina, e il primo film, Perdida – Scomparsa, che Alejandro Montiel trasse da uno di questi nel 2018 fu piuttosto apprezzato. Si seguivano le vicende di una giovane agente di polizia, Emanuela Pelari, interpretata da Luisana Lopilato. A distanza di due anni, il regista tenta di bissare il successo con L’amica – titolo originale La Corazonada – tratto dal romanzo La virgen de tus ojos di Etcheves, un’altra produzione originale Netflix come il precedente, disponibile on demand dal 28 maggio.

 

Qui si ritorna indietro nel tempo, protagonista una Emanuela alle prime armi, alle prese con un caso non facile e con il suo capo: Francisco Juanez, Joaquín Furriel. Tre sono i casi che si intrecciano: quello delle vergini di Luján, due ragazze scomparse; l’omicidio della diciannovenne Gloriana, Delfina Chaves, le cui indagini coinvolgono la sua migliore amica, e la morte di un ragazzo in bicicletta in uno scontro con una macchina. Per quest’ultimo caso, però, i sospetti cadono proprio sul commissario Juanez, poiché il ragazzo era appena uscito di prigione, dove aveva scontato la sua pena per l’assassinio della moglie del poliziotto. Emanuela allora è chiamata ad indagare sul suo superiore. Una figura enigmatica, che nasconde un segreto.

Le aspettative per un prequel come L’amica e una sceneggiatura sciatta

Cosa è lecito aspettarsi da un prequel? Che approfondisca le tematiche legate al personaggio principale, che lo scandagli facendo scoprire allo spettatore qualcosa di nuovo su di lui, o su di lei, in questo caso la poliziotta Emanuela Pelari, detta “Pipa”. Qui, invece, si sceglie di concentrarsi di più sull’affascinante quanto oscura figura del commissario Juanez, interpretato con innegabile physique du rôle da Joaquín Furriel (Il segreto di una famiglia di Pablo Trapero), che sembra assumere più rilevanza della vera protagonista, ridotta al ruolo di semplice comprimaria.

La sceneggiatura di Mili Roque Pitt, del regista Alejandro Montiel e di Florencia Etcheves si perde poi in ben tre indagini e dunque su tre piani diversi. Sfrutta meccanismi assai noti del genere poliziesco per cercare di interessare lo spettatore, come quello di presentare la vicenda che ruota attorno al commissario Juanez in maniera che di volta in volta chi guarda sia indotto a cambiare opinione su di lui e a credere di essere vicino alla soluzione dell’enigma, per poi ricredersi. I personaggi coinvolti sono molti, molte le storie, troppo il materiale. Se si fosse affollata meno la scena, si sarebbe forse potuto dire qualcosa di più sulla protagonista ed in modo più efficace.

Più che un film, la puntata di una serie tv

Nonostante il tanto materiale messo in campo, il noir risulta piatto, non riesce a sorprendere, non ci sono colpi di scena degni di questo nome. Dunque, il film scorre lento e poco avvincente, piuttosto noioso. Sembra quasi di essere di fronte ad una puntata di una serie televisiva, in cui ci si concentra più sui casi da risolvere, lasciando che lo sviluppo del personaggio principale sia sospeso, in attesa che venga ripreso nelle puntate successive e si dipani, centellinandolo, lungo tutta la durata della serie. Ma qui, purtroppo, siamo di fronte a un film.

Ad uscirne peggio è proprio quella che avrebbe dovuto essere la protagonista, Luisana Lopilato, attrice e modella argentina – nonché moglie di Michael Bublé – che non riesce ad emergere in un ruolo scialbo e inconsistente. Gli attori non possono dunque esprimere il loro potenziale, pur avendo buone capacità.

Un’opportunità persa dunque per Montiel, che costruisce un film lento e senza mordente, lasciando deluse le aspettative del pubblico. De L’amica resta ben poco, se non il fascino di Furriel e dei suoi magnetici occhi chiari.