Louise en Hiver è un delicato e poetico film in animazione tradizionale 2D, che racconta con rara sensibilità la storia di Louise, una vecchietta solitaria, dal nasone spropositato e un po’ burbera, che è solita trascorrere i mesi estivi in un paesino sperduto in Normandia, dove era solita villeggiare da bambina e poi adolescente a casa della nonna.

 
 

Alla fine dell’ennesima, affollata e chiassosa stagione estiva, Louise si prepara stancamente e quasi con rassegnazione a tornare in città, ma perde per un soffio l’ultimo treno utile, rimanendo bloccata in un paese deserto, minacciato dal tempo inclemente e dalla furia delle maree. Louise non si perde d’animo e accetta con semplicità il suo isolamento forzato, abbandonando la sua casa fredda e umida e costruendosi una baracca sulla spiaggia, dove vivrà come un naufrago o un sopravvissuto a chissà quale catastrofe.

Nessuno verrà a cercare Louise e nessuno si affaccerà per mesi nella cittadina fantasma, nessuno proverà a telefonare. Quello che nella realtà potrebbe sembrare totalmente incredibile nel film assume una riuscitissima dimensione fiabesca e astratta, che permette allo spettatore di accettare la situazione con naturalezza, portando a quella sospensione dell’incredulità spesso tanto difficile da ottenere.

In Louise en Hiver, i riferimenti a Robinson Crusoe sono innumerevoli e continui, ma vengono in mente anche le storie di morti viventi o le apocalissi nucleari. Ma la nostra protagonista non è una giovane aitante, anche se l’intraprendenza non le manca certamente; la sopravvivenza a cui è costretta sarà il naturale spunto per ritrovare se stessa e far riaffiorare nella sua mente ormai stanca ricordi che aveva rimosso da tempo.

I disegni di Louise en Hiver sono semplici, ma allo stesso tempo accurati

Non mancano in questo viaggio i compagni di solitudine, come il tenero cagnone, ormai alla fine dei suoi giorni, che saprà dare all’amica inaspettata tutto quell’amore e quel supporto emotivo che solo gli amici a quattro zampe sanno regalare, o lo scheletro del paracadutista appeso ad un albero dai tempi dello sbarco in Normandia, che con grande pazienza raccoglie confidenze, sogni e timori di Louise da quando era bambina.

I disegni di Louise en Hiver sono semplici, ma allo stesso tempo incredibilmente accurati, riescono a trovare una sintesi grafica felice e di rara efficacia. Con poche pennellate sembra di trovarsi sulla sommità delle scogliere francesi e l’acquarello, sporcato di spuma di pastello, riesce ad evocare magnificamente la furia del mare. Le texture sono funzionali alla narrazione, le trame delle carte martellate affiorano tra le pennellate, offrendo una sensazione di libertà espressiva che fa bene agli occhi e al cuore.

Il cinema di animazione francese, per sua grande fortuna e vanto, non è certo nuovo a film di questo genere, viene in mente Sylvain Chomet su tutti, ma ogni volta ci si sorprende e ci si abbandona volentieri all’affabulazione disegnata che tante volte viene invece snobbata o etichettata come cinema per bambini.