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L’ultimo dei Templari – recensione

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Dopo film di discreta fattura e di buon successo come Fuori in 60 secondi e Codice: Swordfish, Dominic Sena torna sul grande schermo con L’ultimo dei Templari. Behmen (Nicolas Cage) e Felson (RonPerlman), cavalieri crociati, disertori a causa della disillusione che il massacro in nome di Dio ha portato su terre lontane, si recano in un tetro villaggio assediato dalla peste, con l’intento di ritrovare le forze per proseguire il cammino. Qui però vengono riconosciuti come disertori e come unica alternativa alla morte viene proposto loto di accompagnare una ragazza(Claire Foy), accusata di stregoneria e causa principale della pestilenza, in un remoto monastero dove verrà processata. Costretti ad accettare, i due intraprendono il loro viaggio accompagnati da un giovane prete (Stephen Campbell), un nobile cavaliere (Ulrich Thomsen), una guida (Stephen Graham) e un giovane aspirante cavaliere (Robert Sheehan). Ma i sei giorni che li separano dal monastero saranno molto più complicati di quello che si aspettavano. La ragazza si rivelerà presto essere qualcosa di veramente oscuro e i protagonisti della pellicola verranno messi di fronte al re degli inferi: Lucifero.

Il prestigio di Dominic Sena non verrà certo accresciuto dalla sua ultima fatica. Nonostante le tematiche trattate siano interessanti e sempre attuali, questo lavoro non entusiasma rimanendo uno sterile contenitore di effetti visivi che oscurano la trama, in verità abbastanza esile. L’aspettativa creata nella prima parte del film , peraltro ben costruita, non lascerà alcuna traccia nello svolgimento della vicenda, facendo perdere peso all’intreccio e disegnando i due protagonisti come fantasmi senza meta che non lasciano alcun segno rilevante.

Un Nicholas Cage, impegnato a dare sfogo alle sue manie di protagonismo, lascia la scena ad un enigmatico Ron Perlman (Hellboy e Hellboy 2 – The Golden Army), il quale riesce a dare maggior credibilità al suo personaggio. E pensare che invece, tutta la campagna pubblicitaria del film ha posto l’accento sulla presenza nel cast dell’attore de Il Ladro di Orchidee. Inoltre, l’aspetto fondamentale del film, ovvero l’eterna lotta tra il Diavolo e l’Acqua Santa, viene confusa con uno banale scontro tra supereroi, e ne viene annacquato il profondo significato che avrebbe potuto dare alla pellicola uno spessore diverso.