maria regina di scozia recensione

Il cinema ha sempre amato le grandi dinastie, le guerre di successione, i troni, i re e le regine che hanno contribuito a costruire la storia dell’Europa (in particolare) così come la conosciamo e in Maria Regina di Scozia, le regine sono due, sedute su due troni, nello stesso Paese, portatrici di due fedi ma anche due modi differenti di concepire la regalità e la femminilità.

La storia del film si concentra sul rapporto tra le due regine, da una parte Maria Stuart, cresciuta alla corte di Francia e vedova di Francesco II, che torna in Scozia per sedere sul suo trono. Cattolica, bella, che abbraccia la propria femminilità, le idee di tolleranza sessuale e la concezione del suo corpo come veicolo di vita e mezzo per mettere al mondo un erede e assicurarsi la successione.

Dall’altra parte c’è Elisabetta, la regina più celebrata della storia del cinema. Protestante, erede diretta di Enrico VIII, fermamente convinta che per fare un lavoro da uomo, ovvero regnare, si debba completamente rinunciare all’essere donna, schiava della paura di essere spodestata da chiunque avesse mai accolto al suo fianco e nel suo letto.

Al netto di alcune cadute da soap opera e delle vicende storiche che si fanno duttili e nelle mani degli sceneggiatori, il film racconta con grande maestria una schermaglia tra due donne che combattono contro tutti: contro la propria natura, cercando di piegarla al loro ruolo; contro il mondo che le circonda che le vorrebbe relegate allo sfondo, loro che sono nate per regnare; l’una contro l’altra, Maria nella sua legittima pretesa al trono, Elisabetta nella sua ostinazione a rimanere dove è stata posta dalla turbolenta successione al trono del padre.

L’assunto del film sembra essere quello che imputa alle due regine il prolungamento di una sanguinosa guerra civile, se una delle due si fosse inchinata all’altra, la storia del Regno Unito sarebbe stata meno turbolenta.

Tuttavia l’ostinazione e la fedeltà alle proprie idee, la granitica convinzione di entrambe nei loro mezzi ne fanno, almeno nella lettura cinematografica di Josie Rourke (alla sua opera prima), due figure dalla statura eroica e tragica, soprattutto per quello che riguarda Maria Stuart, che morirà per ordine della cugina, dopo aver passato anni in prigione. La loro guerra di parole e preghiere porterà a regnare, alla morte di entrambe, il figlio di Maria stessa.

Impossibile non sottolinearlo, Saoirse Ronan e Margot Robbie sono due giganti. Se la Robbie conferma un talento maturo e sfaccettato, la Ronan ha finalmente dismesso i panni della ragazzina, che aveva interpretato forse per l’ultima volta di Lady Bird, e diventa una donna a tutti gli effetti: fiera, volitiva, appassionata, la sua Maria è un personaggio che cattura lo spettatore e Saoirse è sicuramente una delle attrici che farà il grande cinema nel prossimo futuro.

Maria Regina di Scozia si fonda sul duello tra le due protagoniste, sulle due interpretazioni delle attrici, non a caso quando il confronto tra le due passa in secondo piano, il film perde il suo appeal.

Lungi dall’essere soltanto un affresco storico che dimostra la costante della donna vista di cattivo occhio in una posizione di potere, rappresenta anche due letture della famminilità, due modi di essere donna quando questa è chiamata a esercitare un potere e un ruolo che la storia ha voluto principalmente svolto dagli uomini.

Maria Regina di Scozia, il trailer