one second recensione

Uscito nelle sale italiane giovedì 16 dicembre, One Second è il nuovissimo film di Zhang Yimou, regista premiato a Berlino per La Strada Verso Casa (2000). In One Second c’è tutta la voglia di libertà e di opposizione che caratterizzano il cinema del regista, esponente della Quinta Generazione di cineasti cinesi.

 
 

 One Second: un solo secondo

Sono gli anni della Rivoluzione Culturale in Cina. Zhang Jiusheng è internato in un campo di lavoro, da cui fugge per poter assistere alla proiezione in un villaggio di un cinegiornale a cui tiene particolarmente. In esso, per un solo secondo, è immortalata la figlia quattordicenne. La pellicola, poco prima della proiezione, viene però rubata da una piccola vagabonda, Orfana Liu.

Si scatena un molteplice conflitto di interessi: Liu ha bisogno della celluloide dei rullini per costruire una lampada al fratellino minore, Zhang vuole vedere il cinegiornale. In aggiunta, il pubblico del villaggio scalpita per la proiezione del film contenuto nella pellicola insieme al cinegiornale, momento di gioia estrema per la comunità. L’intervento di Mr. Cinema, proiezionista del villaggio e cultore della settima arte, tenterà di mettere tutti d’accordo…

La ricostruzione di un mondo ben definito

La mano esperta di Zhang Yimou non si nasconde in One Second. Il mondo del villaggio immerso tra le dune, povero e arido, acquista colore proprio per come viene rappresentato. La gente è diffidente e scontrosa, per la fame dilagante non è disposta a fare a patti con nessuno. Gli abiti sgualciti, i volti consumati e sporchi, le case spoglie danno al film tinte tenui e desaturate. Anche i dettagli visivi dicono molto della storia che il regista vuole raccontare: un mondo spento, in cui, si pensa a procurarsi i beni primari e tutto il resto viene tralasciato.

Nella generale freddezza, Zhang, Liu e Mr. Cinema conservano ancora la capacità di guardare all’altro, di emozionarsi. Zhang è fuggito dal campo, rischiando la vita, solo per rivedere per un brevissimo secondo il volto della figlia, unico modo che ha per creare un contatto con la sua bambina. Liu, lei stessa una ragazzina, si dedica al fratellino, si preoccupa per lui: vuole creare una lampada per permettergli di leggere anche nelle ore buie senza sforzare la vista. Ma è Mr. Cinema , grazie alla sua passione per le pellicole e alla dedizione alla comunità, la persona con più carattere di tutto il film…

One Second è meta-cinematografico?

In mezzo alle incantevoli riprese del deserto, i campi lunghissimi in cui vagano tra le dune i protagonisti, ci sono immagini ancora più magiche in One Second. Il lavoro collettivo di tutto il villaggio per rimettere apposto la pellicola danneggiata del film da proiettare è immortalato con estrema cura e delicatezza. Il regista si sofferma a lungo sulle fasi in cui vengono snodati i rullini, viene stesa la celluloide e riparata dove danneggiata, trasmettendo al pubblico quella passione per la settima arte che un cinefilo come Yimou riesce a catturare.

Il cinema è il vero protagonista di One Second, è la linfa che dà vitalità alla storia. Ciò che porta gioia al villaggio è la visione del film Eroic Sons and Daughters. Inoltre, la pellicola, fisicamente, è l’oggetto conteso da Zhang e da Liu. Essa, come la trama del film, si attorciglia e si divincola. Ancora una volta, è il cinema a permettere di sognare: immaginare una vita migliore, conservare un ricordo, vivere la vita che non è concessa.

Oltre la critica politica

Se l’obiettivo degli esponenti della Quinta Generazione – di cui Zhang Yimou è parte – è quello di criticare il sistema politico totalitario repressivo e di manifestare l’esigenza di libertà, in One Second c’è tutto il messaggio del gruppo. In conclusione, il film sicuramente è più apprezzabile per il discorso meta-cinematografico: la critica politica rimane un sottofondo. In One Second c’è voglia di evasione, da parte dei personaggi come del regista.