Beniamino dei Festival e due volte premio Oscar (Una separazione nel 2012, Il Cliente nel 2017), il regista iraniano Asghar Farhadi porta quest’anno in concorso sulla Croisette Parallel Tales, un film dal sapore strettamente parigino, girato in francese e con attori francesi. Non è la prima volta che si cimenta con una produzione europea – già nel 2013 lo aveva fatto con Il Passato e nel 2018 con Tutti lo sanno – ma in questo specifico caso sembra immergersi particolarmente in una metropoli lontana dall’Iran che è solito raccontare.
La donna alla finestra
Chi sono gli scrittori del presente?
Lo scopriamo varcando l’ingresso (o meglio, le finestre) di questi appartamenti in cui ci si è sempre guardati – il padre di Sylvie l’aveva comprato per spiare la madre con il nuovo compagno – attraverso un cannocchiale che tornerà in maniera insistente nel corso del film, come canale di osservazione primario. A un certo punto, i due mondi convergeranno ed entreranno in contatto, tramite la figura di Adam, “guardone” tacito del presente interpretato in maniera convincente da Bessa (già visto in Ghost Trail), e la sua incursione al di là della strada porterà non pochi problemi nelle vite – non più immaginarie – dei tre soggetti. Tra di loro si inizia infatti a insinuare il dubbio di quello che potrebbe essere, ed emergerà come l’atto del falsare il qualcosa possa in realtà portarne a galla la più pura verità.
Con questa prova di cinema “francese”, che è anche una rielaborazione del Decalogo 6 di Krzysztof Kieślowski, Asghar Farhadi si diverte a costruire un thriller sulle vite degli altri. Quelle che, plasmate dall’immaginazione altrui, possono davvero piegarsi e rivelarsi sotto nuova luce.
Parallel Tales
Sommario
Con questa prova di cinema “francese”, Asghar Farhadi si diverte a costruire un thriller sulle vite degli altri. Quelle che, plasmate dall’immaginazione altrui, possono davvero piegarsi e rivelarsi sotto nuova luce.
