Parallel Tales, recensione: la finestra di Asghar Farhadi sulle vite parigine – Cannes 79

Il regista iraniano si arma di cannocchiale per spiare le vite parigine e confondere realtà e finzione

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Beniamino dei Festival e due volte premio Oscar (Una separazione nel 2012, Il Cliente nel 2017), il regista iraniano Asghar Farhadi porta quest’anno in concorso sulla Croisette Parallel Tales, un film dal sapore strettamente parigino, girato in francese e con attori francesi. Non è la prima volta che si cimenta con una produzione europea – già nel 2013 lo aveva fatto con Il Passato e nel 2018 con Tutti lo sanno – ma in questo specifico caso sembra immergersi particolarmente in una metropoli lontana dall’Iran che è solito raccontare.

La donna alla finestra

Sylvie (Isabelle Huppert) è una scrittrice in cerca di ispirazione per un nuovo romanzo. Vive isolata nella sua casa di Parigi, che straborda di libri e oggetti, e ha un pessimo rapporto con la figlia (India Hair). Ogni giorno, spia con il suo cannocchiale un’appartamento del quinto piano nell’edificio di fronte, dove lavorano due uomini (Vincent Cassel e Pierre Niney) assieme a una donna (Virginie Efira). Di professione sono rumoristi, ossia specialisti di sound design che si occupano di creare suoni per il settore audiovisivo. Capiamo fin da subito che la donna sta proiettando la sua immaginazione su questo terzetto, alle cui vite in realtà non ha accesso. Un giorno, nella quotidianità di Sylvie piomba Adam (Adam Bessa), un ragazzo di strada che ha passato del tempo in prigione e attualmente disoccupato. Stabilitosi in casa della donna per aiutarla nella vita di tutti i giorni, sotto volere della figlia, Adam inizierà a scoprire le intenzioni letterarie – e voyeuristiche – dell’autrice, entrando in prima persona nei confini confusi tra realtà e finzione che la stessa ha creato.

Chi sono gli scrittori del presente?

La riflessione più intrigante imbastita da Farhadi in Parallel Tales è quella tra osservazione e scrittura, ancor di più nella corrispondenza tra Sylvie – scrittrice della vecchia guardia, le cui storie appartengono al passato – e Adam, osservatore del presente, molto più inglobato nel mondo esterno. Si può essere scrittori anche senza aver mai posato l’inchiostro sulla pagina bianca?

Lo scopriamo varcando l’ingresso (o meglio, le finestre) di questi appartamenti in cui ci si è sempre guardati – il padre di Sylvie l’aveva comprato per spiare la madre con il nuovo compagno – attraverso un cannocchiale che tornerà in maniera insistente nel corso del film, come canale di osservazione primario. A un certo punto, i due mondi convergeranno ed entreranno in contatto, tramite la figura di Adam, “guardone” tacito del presente interpretato in maniera convincente da Bessa (già visto in Ghost Trail), e la sua incursione al di là della strada porterà non pochi problemi nelle vite – non più immaginarie – dei tre soggetti. Tra di loro si inizia infatti a insinuare il dubbio di quello che potrebbe essere, ed emergerà come l’atto del falsare il qualcosa possa in realtà portarne a galla la più pura verità.

Con questa prova di cinema “francese”, che è anche una rielaborazione del Decalogo 6 di Krzysztof Kieślowski, Asghar Farhadi si diverte a costruire un thriller sulle vite degli altri. Quelle che, plasmate dall’immaginazione altrui, possono davvero piegarsi e rivelarsi sotto nuova luce.

Parallel Tales
2.5

Sommario

Con questa prova di cinema “francese”, Asghar Farhadi si diverte a costruire un thriller sulle vite degli altri. Quelle che, plasmate dall’immaginazione altrui, possono davvero piegarsi e rivelarsi sotto nuova luce.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.
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