Aspettando il mare recensione film 2012

Aspettando il mare è una romantica epopea raccontata con occhio epico e intenzioni ambiziose da Bakhtyar Khudojnazarov, considerato il Kusturica centroasiatico, che vede trai protagonisti Egor Beroev e Anastasia Mikulchina.

In Aspettando il mare una tempesta di sabbia ha inghiottito il mare, Marat, capitano di un peschereccio è l’unico sopravvissuto dell’equipaggio. Tornato al suo villaggio dopo qualche tempo si troverà nella condizione di essere odiato e emarginato, per aver permesso al mare di inghiottire i suoi marinai e sua moglie, salita sulla nave con lui. Tamara, sorella della moglie, è l’unica al villaggio che resta dalla sua parte, anche perchè ha sempre amato il cognato e vuole passare la sua vita con lui. Marat, afflitto dal senso di colpa per aver portato in mare i suoi uomini e sua moglie, si ostinerà a ritrovare l’immensa distesa d’acqua trascinando a forza di braccia la sua nave attraverso il deserto.

Aspettando il mare, il film

La storia, molto ben raccontata da una regia classica che spazia sul paesaggio desolato a più ripresa, manca di ritmo, e pur avendo molti spunti interessanti e un presupposto fantastico come la scomparsa del mare, si riduce ad una lunghissima traversata del deserto. Nemmeno i sogni e le speranze del protagonista Marat riescono a coinvolgerci e ad emozionarci, pur regalandoci momenti molto intensi tra cui il finale, che non sveleremo, ma che riesce finalmente a catturare quella poesia palesemente rincorsa per tutta la durata del film.

Aspettando il mare è stato presentato al Festival internazionale del film di Roma nella sezione Fuori Concorso, come film d’apertura.