La Bicicletta Verde

Non è finito il tempo in cui essere se stessi ed esprimere la propria libertà è sinonimo di sovversione verso la tradizione e le regole del Paese. La Bicicletta Verde, primo lungometraggio della prima regista donna saudita Haifaa Al Mansour, porta sulla scena la storia innocente e disinvolta di una bambina di 10 anni, dal carattere forte e determinato, che vuole esprimere in pieno se stessa.

Ma non sempre ciò che si è, è in regola con le aspettative sociali e morali del paese in cui si abita. Wadjda presa dagli impegni di scuola ma sempre libera per portare avanti i suoi interessi, sembra agire contro tutte le regole imposte nel suo microcosmo. A lei piace giocare con i bambini, non si cura molto delle regole religiose e morali, indossa scarpe occidentali e si distrae ascoltando musica di emittenti radio estere piuttosto che dedicarsi con attenzione ai compiti e alla lettura del Corano. E soprattutto desidera ardentemente una bicicletta per battere il suo amico Abdullah e dimostrare la sua superiorità e forza, nonostante la delicatezza femminile.

La Bicicletta Verde, il film

Le giornate a scuola sono scandite dalla vendita di bracciali, lavoro pomeridiano che svolge con minuzia per mettere da parte le cifra per l’acquisto della bici. Eppure Wadjda, piccola e indifesa, porta avanti con decisione la sua causa e cerca di risolvere i problemi della madre, troppo impegnata per capire le ambizioni della ragazza e preoccupata dal desiderio del marito di sposare una seconda donna. Libera da qualsiasi restrizione mentale, lontana dal tradizionalismo ottuso del luogo in cui vive Wadjda si impegna nella competizione religiosa per poter vincere l’ambito premio e quindi realizzare il suo piccolo sogno.

Accanto ad una personalità così limpida e decisa, per certi versi trasgressiva, si pone la critica accesa e tagliente della preside, donna tradizionalista, che rispetta le regole in pubblico per mantenere intatta la sua apparenza esteriore. La Bicicletta Verde regala al pubblico dei toni caldi e accesi, e descrive i tragitti che la bambina effettua per andare a svolgere il suo “dovere”, percorsi che ne rappresentano anche i suoi momenti di evasione e libertà. Sarà proprio nella via da casa a scuola che Wadjda incontra il suo caro amico di giochi e di competizione, ed è proprio lungo questa passeggiata che la ragazza fantastica e sogna il suo futuro, un futuro libero e svincolato da qualsiasi giudizio. Una libertà che per la sua età e la sua condizione si materializza in una bicicletta verde.