scream recensione

Il Re è morto, viva il Re! In questo caso Sua Maestà è lo scomparso Wes Craven, creatore della saga di Scream che regala ai suoi fan un ennesimo – ultimo? – capitolo, tornando alle origini e citando il capostipite sin dal titolo, ma non solo. Stavolta al timone c’è la coppia Tyler Gillett/Matt Bettinelli-Olpin, dichiaratamente intenzionati a confezionare un film “spaventoso” e niente affatto “gentile”, un film nel quale ci sia “tutto quello che volete in uno Scream movie”, come ha dichiarato la reginetta della serie Neve Campbell.

 
 

Scream, la trama

La ritroviamo venticinque anni dopo la serie di efferati e crudeli omicidi che avevano sconvolto per la prima volta la tranquilla cittadina di Woodsboro, di nuovo costretta a lasciare la sua vita altrove per colpa di un nuovo assassino con la maschera di Ghostface. Come sempre impegnato a uccidere un gruppo di adolescenti, facendo ripiombare la città nel terrore.

Con lei un cast di giovani – nel quale spiccano la prossima Wednesday Melissa Barrera, il Jack Quaid di Hunger Games e The Boys e il Dylan Minnette di Tredici – che però vediamo faticare a diventare credibili come compagnia di amici. L’attenzione d’altronde è tutta sul passato del franchise e dei personaggi. Non siamo in un contesto scolastico o cittadino come altre volte, i protagonisti vengono tutti (o quasi) da fuori Woodsboro, e come non mai gli interlocutori sono i fan.

I principali interlocutori sono i fan

Gli omaggi sono dappertutto, palesi, persino smaccati, tanto sarebbe inutile nasconderli in un capitolo che si presenta come “Re-quel” (o “Lega-sequel“, “il dibattito è aperto su come si debba chiamare“, dice uno dei personaggi più cinefili), anche per la difficoltà oggettiva di proseguire una saga rinnovandosi, rispettando canoni e regole, ma senza essere ripetitivi. Anche Wes Craven è dappertutto, ma ci sono anche Carpenter, ‘Kevin’ (Williamson?), Jamie Lee e Hitchcock in un film che mette in scena lo scontro tra amanti dell’horror più classico e di film più “sofisticati”, di The Witch, Hereditary, Babadook e Jordan Peele.

È un tema centrale, considerato il tempo trascorso e i cambiamenti cui abbiamo assistito nella società e nel cinema, non solo di genere. Ed è interessante la riflessione su come questa nuova generazione – ormai abituata a ogni tipo di sequel, remake o reboot – possa assistere e digerire l’ennesima decostruzione di un meta-slasher che punta a coinvolgerla prendendosi in giro e sul serio allo stesso tempo, ironizzando su se stessa e le proprie regole.

Conoscere le regole non basta

Le vecchie e le nuove, che declama l’ex sceriffo Riley: Mai fidarsi di un fidanzato, il movente dell’assassino è sempre legato a qualcosa del passato, l’assassino stesso va cercato nel gruppo di amici della prima vittima. Ma conoscere le regole non basta, ripeterle non serve, soprattutto quando sono così tante da permettere e giustificare ogni tipo di paranoia. E di ipotesi, da parte degli spettatori, soprattutto da quelli che dopo aver visto gli altri quattro film avranno l’imbarazzo della scelta sul precedente cui affidarsi, utile a spiegare quel che sta per succedere o a confondere loro le idee e spiazzarli, preparando le nuove sorprese.

Che non mancano, nonostante i tanti rimandi potrebbero non conquistare gli spettatori occasionali o quanti si approcciano alla saga per la prima volta. Un “Re-quel” nel quale “chiunque può tornare”, come ci spiega il film. E ci mostra, con l’apparizione di un Billy Loomis versione ‘Dexter’ e il sempre più articolato labirinto di specchi nel quale lo spettatore viene piombato.

Neve Campbell (“Sidney Prescott”), left, and Courteney Cox (“Gale Weathers”) star in Paramount Pictures and Spyglass Media Group’s “Scream.”

Più crudo, segno dei tempi

Un film a suo modo ardito, seppur confuso e più superficiale di altri, che un jumpscare dopo l’altro gioca con le nostre aspettative, con furbizia più che con originalità. La novità più evidente è forse nel tono di un quinto capitolo che arriva a dieci anni dal penultimo e a venti dalla trilogia iniziale, nel cambio di stile (o etica? segno dei tempi?) per quel che riguarda una maggior crudezza nelle modalità di uccisione e le armi utilizzate. D’altronde una violenza ‘pulita’ come quella di Craven sarebbe in definitiva risultata anacronistica.

In tutto questo, le pecche principali restano probabilmente la troppa prevedibilità dell’identità di Ghostface, anche se non del tutto il movente, e la passerella di Courtney Cox e Neve Campbell. Quasi più un lungo cameo il loro, per quanto i due personaggi siano fondamentali – come sempre – nella risoluzione finale. Anche se le due sembrano interpretare più il ruolo di icone che le storiche Gale Weathers e Sidney Prescott, tanto appaiono sempre in posa, spesso poco naturali (in questo non aiutano certo gli interventi della navigata giornalista d’assalto ossessionata dalla propria immagine, evidentemente non solo nella finzione scenica). A differenza del meno fortunato Linus, tormentato e ancora alle prese con le ferite – morali e fisiche – subite negli anni, quanto capace di incredibili amnesie per un esperto della saga come lui.

Si ha l’impressione di essere davvero, definitivamente (e finalmente), al termine di una lunga e gloriosa avventura. Anche per il profetico “tutta la serie va a rotoli dal quinto film” che pronuncia uno dei protagonisti, giudicando l’ennesimo Stab. Un nuovo sequel tra altri dieci anni troverebbe il cast originale ormai sessantenne e sempre meno idee. Il rischio, per il franchise di Scream, restano i reboot o le inutili filiazioni, che speriamo di non vedere per rispetto di Wes, Ghostface e di tutti i fan. Riuniti per l’ultima volta a festeggiare un addio importante e le nozze d’argento con uno dei film horror più indimenticabili e capaci di dare nuova vita al genere.