sotto il sole di riccione

Sarà disponibile dal 1° luglio su Netflix Sotto il sole di Riccione, film ideato e scritto da Enrico Vanzina, nel ricordo del fratello, Carlo. E il film è effettivamente uno dei film che i due avrebbero potuto fare insieme, perché nonostante la regia sia di YouNuts! (pseudonimo di Antonio Usbergo e Niccolò Celaia) e la sceneggiatura sia firmata a sei mani con Caterina Salvadori e Ciro Zecca, è l’idea, l’impronta, l’eredità di Vanzina l’unica cosa che nel film è limpida e manifesta dall’inizio alla fine.

 

Partendo da un titolo musicarello, lo stesso della canzone dei TheGiornalisti che funge da brano principale della colonna sonora del film, Sotto il sole di Riccione si svela da subito come una commedia romantica estiva e, in maniera onesta e priva di fronzoli, abbraccia ogni stereotipo e luogo comune del genere. Si tratta, a tutti gli effetti di un omaggio, anche tenero, a Sapore di Mare, con il quale condivide praticamente ogni cosa, dalla “matrice” musicale, dai giovani protagonisti, agli intrecci amorosi, alla presenza di Isabella Ferrari, che proprio nel film dei Vanzina esordì, ancora giovanissima, con il personaggio di Selvaggia, che ha popolato (e forse popola) l’immaginazione di moltissimi spettatori cresciuti con quel film.

Sotto il sole di Riccione è un omaggio a Sapore di mare

L’omaggio è dunque chiaro, si cambia però costiera (dalla Versilia a Riccione) e si cambia epoca. Tre decenni sembrano un’infinità se si va ad analizzare la metodologia di incontro, il modo di comunicare e di relazionarsi degli adolescenti in vacanza, ma sembrano un attimo se paragonati agli amori, alle passioni, insomma, a sentimenti e ormoni che muovono le azioni dei protagonisti. E uno dei pregi del film è proprio questo, ovvero, quello di giocare a carte scoperte, senza affannarsi, com’era successo con Summertime, sempre di Netflix, a evitare luoghi comuni, frasi fatte e situazioni canoniche. L’intenzione dei realizzatori di Sotto il sole di Riccione è onesta e forse proprio per questo estremamente semplice, elementare nello svolgimento, nel messaggio, nella scrittura di personaggi per stereotipi.

Il film non riesce in nessun momento ad intrigare o incuriosire, e non perché ci sia qualcosa di brutto o fatto male, ma perché si muove su un binario lineare, così noto che lo spettatore “vede da lontano” qualsiasi svolta ed ogni momento, anche il più emozionante, viene pianificato in maniera pacifica. Sotto il sole di Riccione è un film omaggio che esaurisce nella sua intenzione il suo più grande pregio e sfuma miseramente in una storia che non diventa nemmeno un ritratto generazionale, perché i giovani protagonisti, come detto, non sono persone ma figurine che mostrano uno stereotipo umano a testa che si interseca con gli altri e genera una serie di intrecci romantici che trovano tutti, più o meno, un lieto fine.

Per Enrico Vanzina, un film fatto nel ricordo di Carlo

Sotto il sole di Riccione è l’ennesima produzione Netflix Italia che sembra indicare chiaramente che l’unico target che interessa alla divisione nostrana della piattaforma streaming sia quello di intrattenere un pubblico giovanissimo senza però correre il rischio di stimolarlo o sfidarlo con prodotti fatti bene. L’indagine adolescenziale di successo, realizzata con Skam Italia 4, nasce e muore con quella serie, senza trovare nessun corrispettivo in film, serie o prodotti made in Italy con lo stesso target.

RASSEGNA PANORAMICA
Chiara Guida
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Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.