Terminator: Destino Oscuro

È il sesto film del franchise ma, stando a quanto dichiarato da James Cameron, produttore, autore del soggetto e “padre” a tutti gli effetti del film diretto da Tim Miller, Terminator: Destino Oscuro spazza via dalla continuity  tutto quello che è stato fatto dopo Il Giorno del Giudizio, e riparte con la sua storia proprio da lì, da 27 anni fa.

La protagonista della storia è Sarah Connor. La donna, invecchiata e indurita dalla vita, è una cacciatrice di Terminator, vive così e, quando si trova ad avere a che fare con Dani Ramos, apparentemente una persona normale, e Grace, un essere umano potenziato che è stato mandato dal futuro per proteggere la ragazza, capisce che in giro c’è anche un nuovo Terminator, che, come accadde a lei tanto tempo fa, è stato mandato per compiere la sua missione e uccidere il suo obbiettivo. Il loro cammino però è difficile e impervio, e per riuscire a sopravvivere al nuovo e straordinariamente forte modello di macchina, un Rev 9, non possono che chiedere aiuto al T-800 più famoso della storia del cinema, quel Terminator che ha inseguito Sarah per tutta la sua giovinezza.

James Cameron gioca l’ultima carta per cercare di dare nuova linfa vitale ad un franchise che già dopo il suo secondo capitolo aveva finito le idee, come hanno dimostrato i tre film che sono arrivati sullo schermo dal tempo del secondo episodio.

In quello che è l’unico sequel autorizzato (da Cameron), torna però Linda Hamilton, e l’effetto amarcord è potentissimo. La madre di John Connor, già eroina incontrastata dei primi due film, torna invecchiata e stanca, ma ancora bellissima, carismatica e caparbia. Con lei ci sono Natalia Reyes, nei panni di Dani, la ragazza che avrà un ruolo per la salvezza del futuro, e Mackenzie Davis, che invece interpreta una creatura mai incontrata prima, un soldato potenziato chirurgicamente, più forte e più veloce degli umani normali ma comunque non indistruttibile. Completano il parterre di protagonisti Gabriel Luna, nei panni dell’inespressivo e letale Rev 9, e Arnold Schwarzenegger, che si ripropone, in maniera ancora una volta estremamente credibile, nei panni del T-800 (quasi) originale.

In Terminator: Destino Oscuro il futuro è donna

Terminator: Destino OscuroIn Terminator: Destino Oscuro non ci sono invenzioni narrative particolari, in quanto la storia replica a grandi linee quella del primo film, con la sola eccezione che in questo caso il futuro è donna e sembra non aver nessun bisogno di un uomo per guidare la resistenza contro le macchine.

Il film sostiene con convinzione il ruolo del libero arbitrio e della forza di volontà del singolo di fronte al destino scritto dettato da un futuro sempre passibile di cambiamenti, grazie ad un intervento nel passato. Tuttavia, in questo caso, l’obbiettivo del cattivo di turno non è una donna che sarà la madre di un leader, ma una donna che sarà lei stessa il leader. Un’intuizione che si mette perfettamente in scia con la banalità del pretesto narrativo, il quale si sforza così tanto di mantenere la coerenza con i paradossi temporali sempre dietro l’angolo che perde di vista il racconto vero e proprio.

Così, Terminator: Destino Oscuro si rivela un lungo inseguimento pirotecnico, con alcune sequenze di combattimento corpo a corpo molto ben architettate, che però non bastano a sopperire alla mancanza di idee che pervade ormai ogni franchise che si ripete, con il proposito di rinnovarsi ma che riesce solo a riproporsi stancamente.

Certo, i fan apprezzeranno moltissimo i duetti di Sarah Connor e del Terminator, nonché i molti riferimenti ai film originali, con tanto di colonna sonora e citazioni, ma il film non riesce a catturare l’attenzione né ha rinvigorire il franchise, esaurito già più di 20 anni fa.