Nella sua ricerca personale di una voce e di un punto di vista sul mondo, Jeff Nichols approda al cinema con The Bikeriders, ultimo capitolo di un suo racconto metaforico, episodico ma non per questo meno organico degli Stati Uniti. E questa volta il suo occhio è stato catturato dall’omonimo libro fotografico di Danny Lyon che ha raccontato, con immagini e interviste, la vita della gang di motociclisti di Chicago degli Outlaws DC nel 1968.
The Bikeriders, la trama
La storia si concentra su Benny (Austin Butler) e sul suo desiderio di libertà e devozione alla sua gang di motociclisti, su Johnny (Tom Hardy) leader dei Outlaws DC che guarda al compagno più giovane come futuro erede alla guida del gruppo, e su Kathy (Jodie Comer) ragazza che contro voglia subisce il fascino di Benny e diventa ostacolo e salvezza per l’innamorato: gli chiede di scegliere tra lei e la gang, tra la libertà e la sicurezza, perché lei sola ha il discernimento necessario per vedere che quel tipo di vita è destinata a schiantarsi contro un muro di violenza e criminalità.
Non è certo un film basato sui colpi di scena e le svolte inaspettate The Bikeriders che, proprio come il libro fotografico da cui è tratto, procede per concetti e suggestioni, espressioni a cui la voce narrante di Kathy fa da commento e didascalia.
Una storia di uomini impenetrabili
È il suo il punto di vista che ci accompagna dentro una storia di uomini impenetrabili e emotivamente infantili, che cercano soltanto la leggerezza e la libertà di andare in moto e condividere questa passione con altri che la pensano come loro. L’occhio di Kathy, che ascoltiamo mentre si racconta al fotografo Danny (Mike Faist), è invece indagatorio, acuto, perspicace, in grado trovare spiegazioni e significati nel mutismo del marito e dei suoi compagni. Il suo punto di vista è in grado di leggere questo machismo giocoso e non prevaricatorio che si scontra con la degenerazione di quel sogno di libertà e che deve scendere a patti con il mondo reale.
The Bikeriders è un film di attori
Nichols sceglie di affrontare il racconto con la sua consueta consapevolezza ma senza addentrarsi con particolari guizzi nella storia: come Danny, diventa un osservatore e lascia ai suoi protagonisti il compito di raccontarsi. The Bikeriders è infatti principalmente un film di interpreti e il regista si affida senz’altro ad alcuni dei migliori su piazza. La fisicità di Tom Hardy gli consente ancora una volta di non aver bisogno di troppe parole per mettere in scena il carisma silenzioso e solido del suo Johnny, e qualcosa di molto simile accade a Austin Butler che, nonostante la sua innegabile bellezza, riesce a eliminare dal suo Benny qualsiasi traccia di compiacimento estetizzante per restituire l’immagine di un uomo molto fragile e infantile, sicuramente affascinante, ma anche immaturo e senza equilibrio. Un ragazzaccio, uno di quelli che Kathy avrebbe voluto evitare e che invece la irretisce con inesorabile semplicità.
È lei il centro del racconto, il punto di vista privilegiato, contemporaneamente esterno alle regole della gang ma coinvolto emotivamente dal legame con Benny, e Jodie Comer si conferma raffinata e trasformista interprete, plasmando voce, accento, movenze e look per la sua Kathy. Questa triade aurea si arricchisce poi di tanti volti noti, cameo, piccoli ruoli, comprimari, un sottobosco di facce indimenticabili, tra cui spiccano senza dubbio quelle di Michael Shannon, Boyd Holbrook e dell’irresistibile e quasi irriconoscibile Norman Reedus.
Una frontiera che non c’è più
The Bikeriders è il racconto di un sogno che si infrange, che riesce a riassumere i toni del grande romanzo americano, ripercorrendone la mitologia western, lì dove questa diventa storia di una frontiera mentale imbastardita dal procedere del tempo. Anche se la strada verso quel sogno diventa impraticabile e ci si ferma ad una piazzola di sosta sicura, quella frontiera resta dentro i desideri, idealizzata e irraggiungibile.
The Bikeriders
Sommario
The Bikeriders è il racconto di un sogno che si infrange, che riesce a riassumere i toni del grande romanzo americano, ripercorrendone la mitologia western, lì dove questa diventa storia di una frontiera mentale imbastardita dal procedere del tempo.