The Imitation Game

The Imitation Game, diretto da Morte Tyldum, è uno dei film più attesi dell’anno per aver conquistato il Toronto Film Festival e per il grande cast che ha dato vita a uno dei migliori biopic finora adattati sul grande schermo.

 

In The Imitation Game 1952, le autorità britanniche entrarono nella casa del matematico Alan Turing per indagare su una segnalazione di furto con scasso, alla fine delle indagini lo arresteranno per il reato di omosessualità. Le autorità non sapranno di aver incriminato il pioniere dell’informatica e leader di un gruppo eterogeneo di studiosi che hanno avuto il merito di aver decifrato i temuti codici tedeschi della macchina Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale.

The Imitation Game, il film

La sceneggiatura, di Graham Moore, si svolge attraverso un’intricata linea temporale in cui il presente fa da cornice agli anni della guerra (1939-1943) e all’infanzia del giovane Turing (1928). Struttura che se all’inizio mostra il classico racconto della nascita e le difficoltà di un genio rivoluzionario, con il trascorrere del tempo, il biopic pian piano spazia tra il resoconto storico e la politica sociale, che diventa il fulcro principale per dare corda alle più diverse emozioni di cui al centro ruota la controversa figura del matematico. Di conseguenza la regia dimostra di avere una lucida ed intelligente prospettiva su come vuole mostrare gli elementi chiave della storia, le voci fuori campo nonché i dialoghi veloci e diretti incarnano i diversi punti di vista dei protagonisti che condizionano e valorizzano il mondo di Turing fornendo le giuste emozioni che si evolvono e si collegano tra di loro ogni volta che si passa da un registro temporale all’altro. Al centro di tutto rimangono i pensieri e i segreti, del singolo e del gruppo, che diventano l’interessante filo conduttore per avvicinarsi alla vita in cui lo stesso Turing né è il massimo giocatore ma anche la vittima, come appunto sottolinea il titolo tratto dall’omonimo libro.

the-imitation-game-2Il film perciò vive il suo ritmo naturale grazie al cast: Benedict Cumberbatch è a suo completo agio nel ritrarre la sensibile, rivoluzionaria e non convenzionale mentalità del genio, ruolo che non si allontana dalle sue interpretazioni più note, ma che viene valorizzata da un’inedita sfaccettatura drammatica. Non da meno sono i comprimari, Matthew Goode nel ruolo dell’accattivante e intelligente leader del gruppo di studiosi, Mark Strong in quello dell’eminenza grigia che tira i fili della politica internazionale e Charles Dance nell’integerrimo comandante inglese restio al freddo e poco dinamico lavoro degli studiosi. Chi invece passa in secondo piano è Keira Knightley che entra nelle corde dell’ennesimo personaggio storico senza però evidenziarne realmente le doti e perciò oscurata dalla bravura degli altri attori, compresi Rory Kinnear, Allen Leech, Matthew Beard e il giovane Alex Lawther.

The Imitation Game è un ottimo film che riesce a confondere nel biopic tradizionale, i ritmi del thriller e le emozioni di un racconto drammatico. Ripreso e montato con una meticolosa visione che, come una delle macchine amate dal matematico, riesce a lavorare contemporaneamente con una lucida perfezione su tutti i temi narrativi restituendo così, una coinvolgente e cruda visione sulla vita di Alan Turing.