the lie recensione

Si intitola The Lie il primo film della nuova serie tematica di Jason Blum che il famoso produttore ha realizzato con la sua casa di produzione insieme ad Amazon Studios. Welcome to the Blumhouse è il titolo del progetto che consta di quattro film, tutti thriller e tutti realizzati da talenti emergenti che si avvalgono del sostegno della realtà produttiva sempre più vincente e della piattaforma Amazon Prime Video.

 
 

The Lie è scritto e diretto da Veena Sud, canadese, e interpretato da Joey King, Peter Sarsgaard e Mireille Enos. La storia molto semplice ma capace di affondare le sue radici nella complessità dei legami umani, tra la paura di perdere uno status quo alla protezione di chi amiamo fino alle estreme conseguenze, anche di fronte al comportamenti terribili. Quando la loro figlia confessa di aver ucciso a sangue freddo la sua migliore amica, due genitori cercheranno in ogni modo di coprire la verità, costruendo una intricata ragnatela di bugie e falsità nella quale rimarranno loro stessi intrappolati.

The Lie, la recensione del film Amazon-Blumhouse

Non abbiamo indicazioni temporali o geografiche precise per The Lie, che si cala in un’atmosfera fredda, non solo perché ambientato in una cittadina immersa nella neve, ma anche perché racconta l’apparente freddezza dell’animo di una teenager insensibile alle vicende, anche crude, che la toccano e la circondano. Non abbiamo indicazioni temporali ma abbiamo la precisa percezione che quello che viene messo in scena è un dramma umano che riesce a toccare le tinte del thriller cercando di trascinare con sé lo spettatore, nella spirale della follia di chi vuole a tutti i costi difendere i propri cari.

In particolare, protagonisti della storia sono i genitori dell’adolescente interpretata da Joey King. I due, con un approccio differente ma in entrambi i casi comprensibile, vogliono proteggere la ragazzina da ciò che ha fatto, ma anche da se stessa, nel momento in cui appare totalmente indifferente all’orrore. Tuttavia, questa difesa strenua della ragazza porterà i due a confrontarsi con i loro limiti, le loro paure e soprattutto il loro senso di inadeguatezza nella misura in cui la regista cerca di intercettare, con la scusa della trama principale, anche una serie di temi che indagano la complessità dei ruoli familiari, dal senso di inadeguatezza e di impotenza dei genitori, fino alla paura dell’essere adolescenti quando ancora dentro si desidera essere bambini, irresponsabili delle proprie azioni, non costretti a pagare per le proprie bugie.

Avvalendosi di una sceneggiature lineare, di una buona consapevolezza nella gestione della suspance e di un cast in ottima forma, Sud, con The Lie, confeziona un prodotto a basso budget ma ad alto tasso di adrenalina, che riesce a tenere alta l’attenzione e la tensione, in un crescendo che deflagra nella rivelazione scioccante del finale.

Welcome to the Blumhouse:

The Lie – recensione

Black Box – recensione

Evil Eye – recensione

Nocturne – recensione

RASSEGNA PANORAMICA
Chiara Guida
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Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.