The Secret Scripture è stato presentato all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella Selezione Ufficiale. Era dal lontano 2011, quando uscì il dimenticabile Dream House, che il regista irlandese Jim Sheridan, famoso per opere più che notevoli come Il Mio Piede Sinistro e Nel Nome del Padre (entrambi con Daniel Day-Lewis), mancava dalla regia di un film.

 

C’era dunque abbastanza curiosità attorno a questo suo The Secret Scripture, adattamento cinematografico del bestseller omonimo (edito in Italia col titolo Il Segreto) scritto da Sebastian Berry e uscito nel 2008. Il film, esattamente come il libro, racconta la storia di Roseanne McNulty, rinchiusa da oltre 50 anni in un ospedale psichiatrico in Irlanda e seguita quotidianamente dal suo psichiatra, il Dr. Grene. In gran segreto, Roseanne si dedica ogni giorno alla stesura della sua autobiografia in cui ripercorre la sua vita durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale (a differenza del romanzo, dove il passato si colloca durante la guerra civile irlandese), dall’amore con il pilota Michael Eneas fino all’accusa di infanticidio che la condusse ad una vita di povertà e solitudine. Parallelamente, anche il Dr. Grene sta scrivendo un diario su Roseanne, ma le sue ricerche non coincidono con i racconti della donna…

The Secret Scripture, il film

Si rimane davvero basiti di fronte alla scarsa qualità di questo nuovo lavoro di Sheridan, un melò enfatizzato e irritante nella messa in scena, dalla regia scialba e anonima alla fotografia accesa e patinata, fino alla tediosa colonna sonora che non fa altro che marcare l’aspetto drammatico dell’intera vicenda, appesantendo la struttura generale del film, invece di alleggerirla.

Il regista, autore anche della sceneggiatura insieme a Johnny Ferguson, estrapola e stravolge i punti salienti dal romanzo originale e li unisce con una superficialità aberrante, realizzando un’opera rancida, dal linguaggio ormai sorpassato, dove una storia interessante sulla carta viene rimpastata e ingiustamente ridicolizzata, e dove risulta impossibile empatizzare con la sua sventura protagonista.

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Anche la scelta del cast si rivela fallimentare: se già è difficile immaginare che Rooney Mara (uno delle attrici più brave della sua generazione, qui totalmente vittima degli svarioni di scrittura e regia) possa diventare, in età avanzata, come Vanessa Redgrave (tristemente relegata ormai allo stesso tipo di ruolo da anni), la controparte maschile del film, formata da Theo James (The Divergent Series) e Jack Reynor (Transformers 4 – L’Era dell’Estinzione), risulta assolutamente fuori parte e incapace di reggere il confronto con la maturità che un’interprete come la Mara riesce a far trasparire ad ogni singola inquadratura, (indipendentemente dal risultato finale).

The Secret Scripture è un dramma disorganico che resta indigesto. Un delle peggiori trasposizioni cinematografiche degli ultimi anni, che proprio nell’adattamento della fonte letteraria trova il suo tallone d’Achille, trascinandosi per 108 insostenibili minuti tematiche mai realmente approfondite, auspicando a una tensione che non si concretizza mai e approdando ad un finale imbarazzante per la sua prevedibilità.