tir recensioneDopo Rumore Bianco, Alberto Fasulo, regista italiano con la vocazione per il documentario, torna al cinema con Tir, avventura on the road di un camionista che cerca di dividersi tra un lavoro stressante, una moglie lontana e le difficoltà quotidiane di chi lavora tutti i giorni, e le notti, sulla strada.

 

Branko è un camionista. La sua vita si svolge scandita tristemente dalle ore di guida e le ore di sosta. la strada è la sua compagna, mentre gira per tutta l’Europa facendo ogni tipo di consegna. La sua vita però e caratterizzata anche dalla difficoltà di coltivare il rapporto con la moglie, con la quale lui si sente al telefono in lunghe e laconiche conversazioni che sembrano ogni volta di più assottigliare il loro legame.

Alberto Fasulo ci accompagna per mano sulla strada, la vera vita di Branko (Branko Zavrsan), nelle sue notti insonni al volante, nei suoi pasti solitari cucinati a bordo del suo tir/casa, nelle sue lotte contro il tempo per effettuare una consegna improvvisa o un carico richiesto con poco anticipo. E’ una vita solitaria e forse triste, che Fasulo ci racconta mettendoci in condizioni di capire a fondo il personaggio: siamo nell’abitacolo con Branko, così vicino a lui da sentire il suo respiro e allo stesso modo gli stiamo vicino mentre cerca di dormire. La regia ci inserisce nella sua vita e la fa anche un po’ nostra, grazie anche alla grande naturalezza di Zavrsan, che sembra essere nato per questo ruolo. Niente orpelli, niente grande recitazione ostentata, solo la fotografia di una vita, la messa in scena di una fatica e di una condizione davvero pesante da sostenere e che però si rende necessaria nel momento in cui rende (da un punto di vista economico) molto meglio di un lavoro qualsiasi che lo faccia rimanere a casa con la famiglia.

Alberto Fasulo realizza un vero e proprio omaggio a questo mondo così poco conosciuto, che vediamo di sfuggita in autostrada, dalle nostre automobili, e lo fa con tocco delicato e oggettivo, confermando un vero talento documentaristico.

Tir è stato presentato in Concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.