Tom à la Ferme

Xavier Dolan, giovanissimo regista canadese di grandi speranze e con una carriera già proficua alle spalle, si cimenta in un film che sfiora il melò con Tom à la Ferme (Tom alla fattoria), presentato in concorso ufficiale alla 70esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

In Tom à la Ferme Tom, giovane pubblicitario, parte per la campagna per assistere ai funerali del suo amante morto in un incidente stradale. È in una fattoria isolata che incontra per la prima volta la madre del defunto. Lei non ha idea di chi sia o di cosa abbia visuto con suo figlio. Tom scopre allora tutta una realtà inventata dal suo amante: quella di un uomo innamorato di una donna che si chiama Sarah. Per salvaguardare l’onorabilità della famiglia e per non spezzare il cuore della madre, il fratello maggiore del defunto costringe Tom, con le minacce e le botte, a partecipare alla finzione.

Tom à la Ferme, il film

Dolan non ci spiega nulla ma ci mette davanti al fatto compiuto, ci introduce in un racconto dai toni all’inizio lenti, poi piano piano estremi, per farci vivere un “trapianto” d’ambiente, una costrizione forzata e a momenti decisamente violenta che il giovane protagonista vive per mano del fratello del suo defunto fidanzato. Violenza estrema e grande sofferenza sono i fili rossi che tengono insieme questo film che per altri versi risulta forse troppo ottimista nelle intenzioni.

tom a la ferme 2

Lunghi silenzi e utilizzo spiazzante della musica disorientano lo spettatore che, di fronte ad una storia simile, così raccontata, può trovarsi o irrimediabilmente affascinato, oppure smarrito, per un racconto che sembra presagire grandi momenti di pathos che si rompono, come bolle di sapone, variopinte e apparentemente indistruttibili ma che si infrangono in un unico leggero soffio di vento.

L’omosessualità, vissuta come tabù in un paesino canadese assume la valenza di segreto, attraverso il quale il ricatto si fa diretto e violento, in una escalation di paura per il protagonista che non sembra trovare poi giustificazione negli eventi narrati.