Tout nous sépare

Presentato all’interno della Selezione Ufficiale della dodicesima edizione della Festa del cinema di Roma, Tout nous sépare scritto e diretto da Thierry Klifa combina borghesia e mondo criminale in un racconto noir dalle tinte forti.

Il film è ambientato in una cittadina della costa francese, tra Sete e Perpignan. Una madre e una figlia rimangono invischiate, a seguito di un omicidio, in un pericoloso giro criminale.

Il regista delinea due mondi molto diversi tra loro ma che nel corso del film finiscono per intersecarsi. Il primo è quello borghese al quale appartengono le due protagoniste. La macchina da presa si muove soprattutto all’interno della loro grande casa piena di libri e di quadri. Il secondo mondo è quello criminale caratterizzato da squallidi palazzoni (mostrati con campi lunghissimi), combattimenti clandestini tra cani, risse, droga e soldi sporchi. Il mondo criminale viene dipinto con inquadrature nervose, concitate.

Tout nous sépare, la recensione

Per quanto riguarda i personaggi la madre (Louise), interpretata da Catherine Deneuve, è delineata come una donna molto forte che deve proteggere la figlia insabbiando il violento omicidio di cui si è macchiata. Già dalla sua presentazione, mentre sorveglia il cantiere a cui lavora, ne scopriamo le caratteristiche: esercita la sua autorità ma vuole proteggere la facciata per bene che ha adottato in pubblico. La figlia Julia, interpretata da Diane Kruger, è una donna fragile, in contrasto. È storpia e tossicodipendente. Il personaggio ci viene presentato a letto, mentre indossa soltanto una leggerissima camicia da notte. Julia nasconde anche un animo sensibile e innamorato del suo pusher Rodolphe, interpretato da Nicolas Duvauchelle. Quest’ultimo, in coppia con Ben (Ken Samaras), rappresenta una variante a metà tra il mondo criminale, come estrazione, e quello borghese, come sensibilità.

Samaras in particolare è un noto rapper francese e per questo film ha dovuto letteralmente cambiare stile, approccio al modo di esporsi di fronte a un pubblico, sia pure mediato dalla macchina da presa. Nicolas Duvauchelle ha già lavorato con Klifa nel 2011 nel film Le yeux de sa mère. I due attori si contrappongono così a due veterane del cinema, come la Deneuve e la Krueger.

Il film è ben costruito e Klifa si ispira in maniera precisa al cinema di Jean – Pierre Melville, maestro del noir e del poliziesco, indugiando anche in oggetti di scena che omaggiano il genere, come il poster de L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchcock. Il regista ritrae inoltre in modo efficace l’inevitabile scambio che esiste tra borghesia e criminalità e la conseguente contaminazione reciproca con un sottile richiamo a La caduta degli dei di Visconti.