ultras

Dopo aver saltato la programmazione prevista per tre date in sala (9-10-11 marzo) a causa dell’emergenza sanitaria mondiale, Ultras, esordio al lungometraggio di Francesco Lettieri, arriva su Netflix, disponibile dal 20 marzo, per fare ulteriore compagnia agli abbonati in quarantena.

 

Famoso per i videoclip che ha realizzato per Calcutta, Motte e per Liberato, che firma anche la bella colonna sonora del film, Lettieri si cimenta con il lungometraggio in cui riversa la sua esperienza e anche la sua poetica, già rintracciabile nell’occhio con cui vede e racconta la musica degli artisti con i quali ha collaborato.

La trama di Ultras

La storia del film nasce da un soggetto scritto per un video di Motta, che ha rielaborato con Peppe Fiore e sviluppato in una sceneggiatura. L’ambientazione è quella della periferia napoletana, i protagonisti un gruppo di ultras che si fanno chiamare Apache e il loro ex leader, Sandro, un DASPO che non può più seguire la sua passione per il calcio e per il Napoli e che si trova in un momento cruciale della sua vita.

A cinquant’anni, l’uomo che tutti chiamano ‘O Mohicano, si confronta da una parte con il suo retaggio di capo ultras, di leader della tribù di tifosi, una dimensione che lo soffoca e lo attira a sé, dall’altra con la volontà di evadere per la prima volta dall’unica realtà che lui abbia mai conosciuto, possibilità di evasione che gli viene offerta dall’incontro con Terry, una donna vivace e in pace con se stessa, che pur trovando piacere nella sua compagnia, non sembra aver bisogno di lui, né di nessun altro uomo.

La realtà di Sandro deflagra nel momento in cui si rende conto che, prima di riuscire ad andare avanti con la sua vita e i suoi desideri, deve mettere ordine nel suo passato, appianando i conflitti tra vecchi e nuovi ultras ed espiare una colpa che ancora grava sulla sua anima.

La tribù degli ultras

Lettieri non racconta il calcio, né racconta i tifosi in senso stretto, il fuoco del suo racconto è sulla tribù e sull’umanità verace, a volte respingente, che in essa si agita, è sull’individuo protagonista, figura tragica ed eroica che prova a scappare dai suoi demoni. A dare corpo  a Sandro c’è Aniello Arena, già protagonista della fiaba garroniana di Reality e ora alle prese con un ruolo che lo pianta ben dentro il tessuto della realtà ma che l’occhio del regista trasfigura in eroe che combatte la furia degli dei e del caso per riuscire a salvarsi, a salvare i suoi, e ritrovare quell’umanità che nei fuochi di gioventù era andata perduta.

Intorno a Sandro si muovono moltissimi personaggi, ognuno con una propria complessità e una propria ragione, e ognuno di essi è mosso dalle proprie viscere. Con Ultras, Lettieri ci offre il ritratto veritiero appassionato eppure respingente di una fetta di umanità che nella dimensione tribale, tra bene e male, trova la sua identificazione.

L’inedita Napoli di Ultras

Trai tanti personaggi che popolano Ultras, un posto d’onore spetta alla città di Napoli. Come aveva fatto anche Claudio Giovannesi con La paranza dei bambini, Francesco Lettieri porta sullo schermo una Napoli nota eppure differente, lontana dalle immagini da cartolina, dagli scorci famosi, una Napoli che si ammanta di tutta la sua bellezza sporca e antica, magica e affascinante eppure implacabile.

Ultras racconta l’epica tragica di un uomo che fugge dal proprio passato ma che per lasciarselo alle spalle deve affrontarlo, tenendosi pronto anche a scontrarsi con i membri della sua stessa tribù.