A-Simple-Favor un piccolo favore

A due anni dalla sua versione al femminile di Ghostbusters, Paul Feig torna in sala con Un piccolo favore, in cui, ancora una volta, racconta di donne, scegliendo il linguaggio brillante e affilato della black comedy.

Già dal titolo (A Simple Favor in originale) Feig ci consegna una dimensione domestica, intima, un semplice favore che una donna chiede alla sua migliore amica: “Puoi passare a prendere mio figlio a scuola?”.

Un piccolo favore, la trama

Niente di più gratificante, apparentemente, per la dolce Stephanie che aiutare la sua migliore amica Emily, una donna misteriosa e incredibilmente affascinante che ha un lavoro segretissimo e una vita perfetta: un bambino che adora, una casa dei sogni, un marito passionale e dedito, nonostante sia mantenuto dall’ottimo lavoro di lei. Per la giovane vedova Stephanie, anche lei con un bambino, la vita di Emily sembra un sogno, rispetto alla sua triste solitudine e alla sua situazione economica risicata. In maniera insospettabile, però, tra le due nasce un legame reciproco in cui la casalinga è attratta e intimorita dalla donna in carriera e in cui quest’ultima sembra nutrire un sincero affetto verso l’amica più ordinaria. Fino a quel giorno di quel piccolo favore, giorno in cui Emily sparirà senza lasciare traccia.

Paul Feig si è distinto per il suo approccio brillante e contemporaneamente popolare, la sua specialità è sempre stata quella di accostare situazioni grottesche, qualche volta surreali, a una grande potenza comica del linguaggio, riuscendo a trasformare le sue protagoniste in eroine tragicomiche, si pensi alle acchiappafantasmi del 2016, o alle amiche della sposa, Annie Walker (il personaggio di Kristen Wiig) in primis. Con Un piccolo favore, complice anche la storia, tratta dall’omonimo romanzo del 2017 di Darcey Bell, aggiunge anche complessità drammaturgica alla sua scrittura, regalando ai suoi spettatori affezionati una black comedy pura, con colpi di scena, momenti di tensione, sangue quanto basta e un mistero da risolvere, oltre a una lunga sequela di battute al vetriolo.

A questa costruzione attenta, che però non risparmia qualche leggerezza soprattutto nella parte conclusiva del racconto, Feig accosta un casting perfetto. Messa da parte per una volta la sua amata Melissa McCarthy, che proprio lui ha contribuito a far considerare un’attrice di serie A, con tanto di nomination agli Oscar per Le Amiche della Sposa, questa volta il regista americano si affida a una strana coppia.

Un piccolo favore, il cast

Stephanie è interpretata da Anna Kendrick, attrice dal talento sfaccettato che si muove con disinvoltura dal canto alla recitazione, come ha dimostrato la trilogia di Pitch Perfect. Minuta, buffa, non esattamente attraente ma provvista di spirito e simpatia, la Kendrick ha un posto d’onore nel panorama hollywoodiano, con tanto di nomination agli Oscar per Tra le Nuvole. La sua Stephanie è esattamente così: vivace e solare, disponibile e amorevole, ma non ingenua, anzi, pure lei insospettabile custode di un torbido segreto.

Emily ha invece il volto e soprattutto il corpo di Blake Lively. L’ex Gossip Girl porta in questo film tutta la sua carica erotica, complici anche degli outfit androgini molto eleganti, che ne esaltano la figura e contribuiscono ad avvolgere la sua Emily nel mistero più fitto. Ma come il personaggio della Kendrick nasconde una contraddizione incredibile per la sua facciata da madre devota e vedova sofferente, così Emily sarà una donna molto più comune di quello che ci aspettiamo, dagli affetti e dalle ire profonde, pronta a tutto pur di raggiungere quello che desidera. E la Lively usa tutto ciò che ha in suo possesso per costruire questa donna così stratificata: corpo, volto, movenze, ma soprattutto voce, confermandosi una delle attrici più interessanti della sua generazione.

Proprio grazie alla strana coppia Kendrick-Lively, Un piccolo favore si rivela una scommessa vinta da Paul Feig, che affida la storia alle giuste interpreti, scivola e inciampa, ma arriva alla meta lasciando sorrisi e turbamenti tra il pubblico. Un ottimo risultato per un genere sempre più difficile da intercettare nell’offerta cinematografica degli ultimi anni.

Un piccolo favore, il trailer