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Valerian e la città dei mille Pianeti recensione del film di Luc Besson

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Valerian e la città dei mille pianeti

Basato sul fumetto degli anni ’70, Valerian e Laureline, arriva in sala il 15 settembre 2017 Valerian e la città dei mille Pianeti, diretto dal visionario Luc Besson e interpretato dalla giovane coppia di eroi formata da Dane DeHaan e Cara Delevingne.

Nel XXVIII secolo, Valerian è un agente speciale del governo intergalattico che fa squadra con Laureline. I due sono incaricati dai loro superiori di portare a termine operazioni speciali e super segrete, fino a che non si trovano coinvolti in un mistero che li costringerà a scegliere tra l’amore e il dovere.

Ci sono diversi tipi di cine-fumetti, nel senso letterale della parola (film basati su un fumetto) e diversi tipi di eroi, che pur non essendo super, hanno tutte le carte in regola per entrare a far parte dell’Olimpo di personaggi a cui l’uomo comune si affiderebbe in situazioni di grave pericolo.

I due protagonisti sono infatti degli eroi, sprezzanti del pericolo, scavezzacollo, diremmo quasi che se le vanno a cercare le complicazioni, tuttavia agiscono secondo un solido e inattaccabile codice morale e secondo la legge (cosa ribadita più volte nel film dal personaggio di DeHaan).

Luc Besson a Roma presenta Valerian e la città dei mille Pianeti

I due ragazzi sono eroi eppure non si prendono mai troppo sul serio, dettando i toni del film e stabilendo un leit motive di leggerezza che sboccia a ogni scambio di battuta, senza nulla togliere ai temi importanti di cui si fa ambasciatore il film. La diversità e l’accettazione sembrano dati di fatto nel futuristico 2700 del film, e sono gli errori umani a causare problemi, non motivazioni più tristemente vicine a noi, come l’odio o la paura del diverso.

In Valerian e la città dei mille Pianeti la convivenza tra specie e habitat è così armonica da risultare normale anche allo spettatore, catapultato in un 3D fluorescente ed eccitato dagli inseguimenti forsennati e le scene d’azione che si susseguono animatamente.

L’aspetto visivo è senz’altro la parte più interessante del film: le creature realizzate in computer grafica sono il risultato di anni di sperimentazione e del lavoro di tantissimi artisti sparsi per il mondo, reclutati da Besson per dare concretezza alla sua visione che è partita tanto tempo fa, quando aveva appena dieci anni e suo padre gli regalò il primo fumetto di Valerian e Laureline.

Bestia, location, tecnologia, astronavi ed edifici, tutto è perfettamente immaginato per costruire un mondo chiaramente di fantasia ma che conserva una sua armonia interna, che rimane plausibile anche se, per ovvie ragioni, non verosimile.

I due protagonisti rivelano avere una buona alchimia, tuttavia le limitate doti di interprete della Delevingne e le migliori performance che DeHaan offre con il registro drammatico, smascherano una mancanza di carisma di cui risente tutto il film, tanto che a fare più bella figura sono i personaggi in CGI, come i tre brutti informatori con cui si relaziona Laureline, oppure Bubble, alieno che ha la capacità di trasformarsi in chiunque e che nella sua veste “ufficiale” ha le sembianze di Rihanna.

Trattandosi dell’adattamento di un’opera molto vasta, Luc Besson ha tentato di realizzare un primo capitolo che fosse autonomo, inserendo dettagli e informazioni che rendessero completa l’esperienza dello spettatore, ma lasciandosi aperte le porte per eventuali sequel (il progetto ideale prevede una trilogia) che saranno decisi in ultima analisi dal box office.

Questa esigenza di dire tutto determina anche la durata, forse eccessiva, del film, oltre due ore, in cui non manca l’azione ma non mancano anche i blocchi narrativi se non proprio superflui almeno non propedeutici alla storia principale.

Ingiustamente stroncato all’estero, Valerian e la città dei mille Pianeti offre genuino intrattenimento, con un discreto senso dell’avventura e del racconto, dei mondi fantastici in cui è piacevole immergersi e tanti buoni sentimenti esposti talvolta in maniera troppo didascalica.

Valerian