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Appuntamento al parco recensione del film con Diane Keaton

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Appuntamento al parco

Joel Hopkins, regista britannico di pellicole romantiche al suo quarto lavoro, prova a bissare il successo di Oggi è già domani (2008), in cui aveva diretto Dustin Hoffman e Emma Thompson, con Appuntamento al parco, protagonisti Diane Keaton e Brendan Gleeson, al cinema dal 14 settembre.

Si tratta di una commedia romantica elegante, bucolica e gentile come il quartiere di Londra in cui si svolge, Hampstead – il parco del titolo è proprio Hampstead Heath.

Anche qui, come nel lavoro del 2008, Hopkins immagina una coppia di protagonisti non più giovani, con vite che si trascinano piuttosto stancamente, il cui incontro apre ad entrambi nuove prospettive sul futuro. Emily, Diane Keaton, è una vedova americana cui il marito ha lasciato, morendo, una montagna di debiti e una bella quanto costosa casa a Hampstead. Lei non sembra curarsi dei propri problemi finanziari e trascorre le giornate impegnata nel volontariato, finché un giorno non si accorge che nel parco di fronte a casa sua vive uno strano e solitario individuo, Donald, Brendan Gleeson. Incuriosita, va a conoscerlo e scopre che una società immobiliare vuole cacciarlo dalla baracca in cui vive da 17 anni per costruire un nuovo complesso residenziale. Decide così di aiutarlo.

Il film soffre di un problema principale: ha un soggetto e una sceneggiatura inconsistenti, che si limitano a riproporre dei cliché senza rileggerli in una nuova chiave, dare loro nuova vita, inserire spunti di interesse. Di qui una trama piatta, senza ritmo, più che prevedibile in ogni aspetto, che si avvia stancamente verso l’epilogo senza essere mai davvero decollata. Personaggi tratteggiati in modo lacunoso e non brillante. Emily è sul punto di perdere tutto, anche la casa, ma non sembra preoccuparsene minimamente, non cerca di uscire da questa situazione e la sua unica occupazione è fare volontariato per giuste cause, come la difesa dei salmoni e la lotta contro i ripetitori nel quartiere. Eppure sembra una donna dal carattere forte, con una spiccata individualità, non si capisce perché non reagisca e non affronti la propria situazione. Anche quando infine è costretta a farlo, la risolve nel più classico dei modi, non dando l’occasione di vederla cimentarsi con soluzioni un po’ più originali, che potevano portare ossigeno al film.

Donald è un barbone gentiluomo che vive in baracca nel parco, ma usa profumo al patchouli, il classico burbero dal cuore tenero, nel quale fa breccia Emily, nell’altrettanto classico incontro-scontro-innamoramento tra due personalità apparentemente decise e volitive. Il convergere delle loro strade non basta a portare freschezza e vivacità, come non bastano l’esperienza e la solidità di Diane Keaton e Brendan Gleeson, che qui hanno davvero poco a cui aggrapparsi. Neppure il loro rapporto è approfondito, nonostante sia il cuore del film, così come le motivazioni che hanno spinto Donald a una scelta di vita radicale, mentre la questione della speculazione edilizia è un mero pretesto.

Il film voleva forse essere un inno alla libertà, un invito a non farsi condizionare dalle convenzioni sociali, a riscoprire sentimenti e valori autentici, ma allo spettatore arriva solo un’eco lontana di ciò. La commedia si mantiene leggera, garbata, venata di un debole humour, ma si avverte la mancanza di un’urgenza espressiva e la stanchezza di un regista che sembra aver esaurito la sua vena creativa. Il film appare dunque come una bella confezione, purtroppo vuota, una cartolina da Hampstead a un pubblico che rimane inesorabilmente lontano, perché per coinvolgerlo servono emozioni vere, che qui non trovano posto.