Esiliati e cacciati dalla propria terra e dal proprio re, un gruppo di impavidi Vichinghi arriva in Gran Bretagna, con l’intento di trovare una nuova casa in questa terra.

 

Guidati dal coraggioso Asbjörn (Tom Hopper), i Vichinghi si trovano però a far fronte ad una situazione inaspettata: la loro nave viene distrutta da una tempesta e così il gruppo di guerrieri deve trovare il modo per attraversare una terra straniera nella quale sono considerati nemici. Intrappolati dietro la linea nemica, i nostri hanno una sola possibilità di sopravvivere: raggiungere un insediamento vichingo a sud del Paese.

 Sul loro cammino incontreranno la fiera e combattiva principessa Inghean (Charlie Murphy), che potrebbe rappresentare un prezioso ostaggio da scambiare con oro e incolumità, e un misterioso monaco cattolico che si rivelerà una risorsa indispensabile, mentre dovranno riuscire a scappare dall’armata dei Lupi, i mercenari che il re ha messo sulle tracce della figlia.

I Vichinghi, diretto da Claudio Fäh, è un racconto d’avventura dal sapore antico, che rivela con chiarezza e anche con ingenuità lo sforzo non solo di rappresentare un’epica epopea di sopravvivenza mentre ripropone sul grande schermo una popolazione nordica affascinante e misteriosa per i più, che nell’ultimo periodo è stata rappresentata per il pubblico di massa principalmente dalle sue riletture fumettistiche con Thor, Loki e compagnia.

Hopper ha senza dubbio il fisico adatto ad interpretare il rude vichingo dai sentimenti nobili e dal cuore d’oro. Con lui si affacciano nel film diversi volti ben noti agli appassionati seriali. Da una parte infatti riconosciamo il fu Daario Naharis di Game of Thrones, nei lineamenti contratti dalla cattiveria di Ed Skrein, dall’altra, sotto al cappuccio di saio dell’uomo di chiesa si nasconde il fratello di Sookie Stackhouse, Jason, trai protagonisti della vampiresca serie True Blood, Ryan Kwanten.

I Vichinghi

Anche se lo stampo del film è inevitabilmente hollywoodiano, si tratta di un progetto nato e prodotto completamente tra Svizzera, Germania e Sudafrica, i Paesi che sono serviti anche da set naturali.

Non ci sono ambizioni storiche e intellettuali, non si tratta della bella serie canadese con lo stesso titolo; l’intrattenimento de I Vichinghi è genuino, puro, forse per questo un po’ semplice e schematico, ma proprio per questo il film è un prodotto onesto, dalla struttura definita e coesa che diverte, racconta e adempie più che bene al solo scopo che si prefigge: divertire.