Wrath of Man

Jason Statham è il protagonista di Wrath of Man ( libero adattamento del film francese Le Convoyeur), nonché ultimo film di Guy Ritchie, che segna la quarta collaborazione tra il regista ed il protagonista dopo i film Lock & Stock – Pazzi scatenati (1998), Snatch – Lo strappo (2000) e Revolver (2005). La pellicola, disponibile su Amazon Prime Video ricopre esattamente ciò che gli spettatori si aspettano da un film del suddetto regista e da un veterano del genere, noto per l’interpretazione di anti-eroi in film d’azione-thriller e per il ritratto di personaggi duri, irriducibili e machiavellici.

 
 

Wrath of Man: la furia implacabile di Jason Statham

Wrath of Man – La furia di un uomo si propone come un film d’azione brillante, trainato dalla carica testosteronica di personaggi a prova di proiettile già dal nome, come Sticky John, Bullet e Boy Sweat Dave. Il film è pura spavalderia maschile, condita da sporadiche battute sdolcinate che fanno da contraltare alle sequenze d’azione tesa. Il risultato è un film action godibile, all’occorrenza divertente, pur con qualche lungaggine di troppo non ottimamente calibrata in sede di sceneggiatura.

La trama vede il burbero e misterioso H (Statham) accettare un lavoro presso una società di furgoni portavalori. Il suo atteggiamento rigido e la sua abilità con le armi gli fanno presto guadagnare il rispetto dei suoi colleghi quando impedisce con successo un tentativo di rapina ma, oltre a questo, H ha un altro motivo per accettare il lavoro, legato a un oscuro passato pieno di segreti: ecco che la narrazione fa un passo indietro per intavolare vari altri intrecci che condurranno a scene d’azione climatiche. E’ proprio questa la componente più forte di Wrath of Man: Ritchie e i co-sceneggiatori Ivan Atkinson e Marn Davies riescono a tessere una trama intricata, in cui ogni elemento si incastra  gradualmente al suo posto, con risultati tutto sommato soddisfacenti. Sebben gli spettatori non rimarranno attoniti di fronte ai plot twist o ai colpi di scena presentati, la struttura narrativa è comunque abbastanza avvincente da far sì che si proceda con la visione.

A Wrath of Man manca l’arguzia di The Gentleman

Allo stesso modo, Ritchie gestisce le sequenze d’azione con competenza pratica: si tratta di sequenze cariche di tensione, che permettono a Statham di scatenarsi in tutta la sua veemenza artistica. Tuttavia, la portata azionistica di tali sequenze porta con se un’urgenza climatica che si spegne velocemente, consumandosi nell’arco di battute sommesse. La sensibilità d’autore di Guy Ritchie pervade anche Wrath of Man, eppure manca l’intelligenza adeguata a sostenerla; certo, nuovo punto cardine del ritmo narrativo diviene l’umorismo, chiave vincente nella poetica del regista, ma forse quest’ultima sua opera si avvicina pericolosamente a prendersi troppo sul serio. Detto questo, se lo spettatore evita di prendere il film troppo sul serio, il divertimento è assicurato. Evitando l’assoluta ridicolaggine della serie Mechanic, ma non riuscendo a fornire l’inventiva rivoluzionaria che ha reso così unici film come Snatch, questo non è né il meglio né il peggio che Ritchie ha avuto da offrire.

The Gentlemen aveva come perno fondante interpretazioni deliziose, monologhi mordaci e un un’atmosfera generale che reggeva da se il film. Per la maggior parte del suo minutaggio, al contrario, Wrath of Man non ha nulla di tutto ciò; il suo vasto cast di supporto è per lo più sprecato, e gli scambi dialogici si risolvono in battute ilari e monologhi stantii e irripetibili. Holt McCallany, così bravo sotto lo sguardo di David Fincher in Mindhunter, offre qui una performance piuttosto deludente nei panni di un trafficante di camion blindati doppiogiochista, incapace di aggiungere strati ad una sceneggiatura che offre ben poco in termini di personalità. Da Jeffrey Donovan a Scott Eastwood, da Laz Alonso a Josh Hartnett, i comprimari sono spesso relegati a declamare -non interpretare- battute assolutamente dimenticabili. Solo i sempre affidabili Eddie Marsan, Andy Garcia e lo stesso Statham portano a casa il compito, anche se quest’ultimo sta essenzialmente adempiendo al suo obbligo contrattuale di stoicismo senza fine.

Filo conduttore all’interno della narrazione di Wrath of Man sembra essere la tensione contraddittoria tra il protocollo e ciò che ha più senso per la sopravvivenza, richiamo, non poi così troppo velato, a esperimenti precedenti del regista, prima fra tutte l’incursione nel mondo Disney. E, sorpresa delle sorprese, pare proprio che il protocollo non porti da nessuna parte: il film sembra aver interiorizzato questa idea fin nelle sue ossa, privando la storia di linearità narrativa, con interruzioni repentine, flashback e flashforward, a suggerirci che il percorso più nitido verso il nucleo del film è un rettilineo modellato attorno alla sua stella.