Distribuito in Italia da 01 Distribution, Escape Plan – Fuga dall’inferno segna l’incontro sul grande schermo tra due icone assolute del cinema d’azione: Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger. Diretto dal regista svedese Mikael Håfström (1408, Derailed), il film riporta in scena due volti leggendari del genere in una classica storia di evasione carceraria, costruita però su un’idea moderna di tecnologia e paranoia. Accanto a loro, un cast di supporto solido: Jim Caviezel, Amy Ryan, Sam Neill, Vinnie Jones e Vincent D’Onofrio.
Il risultato è un thriller d’azione che guarda con nostalgia agli anni ’80 ma fatica a ritrovare la stessa energia di quel periodo. Escape Plan è un film che vive di contrasti: elegante nella costruzione visiva, elementare nella scrittura; spettacolare nelle premesse, ma prevedibile nei suoi sviluppi.
Il ritorno dei giganti: azione, prigionia e sopravvivenza

La trama segue Ray Breslin (Sylvester Stallone), esperto di sicurezza e massimo conoscitore dei sistemi penitenziari. La sua specialità consiste nel testare l’efficacia delle prigioni cercando di evadere da esse. Quando accetta un ultimo incarico – verificare la sicurezza di un carcere segreto e ad alta tecnologia chiamato The Tomb – Breslin viene tradito, imprigionato e abbandonato senza identità né contatti con l’esterno. Per riuscire a fuggire dovrà allearsi con un altro detenuto, Emil Rottmayer (Arnold Schwarzenegger), carismatico e ironico compagno d’avventura, con il quale pianificherà una fuga impossibile.
L’idea di base è semplice ma efficace: due antieroi costretti a collaborare per sfidare un sistema perfetto. In questo contesto, Escape Plan funziona nei momenti in cui abbraccia il suo spirito più classico – il confronto fisico, la solidarietà virile, l’eroismo senza fronzoli – e diverte quando si concede al gioco nostalgico di due miti che si prendono poco sul serio. Håfström gestisce con mestiere la parte d’azione, costruendo un ritmo solido e una tensione costante, ma senza mai spingersi oltre la superficie del racconto.
Il film, infatti, adotta un linguaggio visivo pulito e geometrico, in linea con l’ambiente asettico e ipertecnologico del carcere, dove ogni elemento – dalle luci fredde alle celle di vetro — contribuisce a creare una sensazione di oppressione e controllo. È un’estetica interessante, ma che non trova mai una vera evoluzione drammatica: il carcere rimane un palcoscenico statico, più scenografia che metafora, e la fuga si riduce a un esercizio di stile prevedibile.
Un’operazione nostalgica tra muscoli e cliché
Escape Plan nasce come omaggio al cinema d’azione classico, ma fatica a rinnovarlo. Il film riunisce due protagonisti leggendari nel momento più tardo delle loro carriere e si rivolge a un pubblico che ne conosce e apprezza i miti. Tuttavia, l’alchimia tra Stallone e Schwarzenegger, pur funzionando in alcuni scambi di battute e sguardi ironici, non basta a mascherare le debolezze strutturali di una sceneggiatura blanda e prevedibile, firmata da Miles Chapman e Arnell Jesko.
Il film procede su binari sicuri, riproponendo i codici del genere — il tradimento, la fuga impossibile, il nemico spietato — senza mai sorprendere lo spettatore. Le caratterizzazioni dei personaggi secondari sono deboli: il direttore del carcere interpretato da Jim Caviezel appare come un villain stereotipato, privo di sfumature, mentre i comprimari (da Sam Neill a Vinnie Jones) restano semplici presenze funzionali all’azione. Anche il tema del “tradimento dall’interno”, che dovrebbe aggiungere tensione morale, si risolve in modo scontato e senza reale impatto emotivo.
Eppure, nonostante i limiti narrativi, Escape Plan conserva un certo fascino artigianale. La regia di Håfström, lontana dall’eccesso digitale dei blockbuster contemporanei, restituisce al film un’impronta fisica e tangibile: sparatorie asciutte, combattimenti coreografati con realismo, e un montaggio che privilegia la chiarezza dell’azione. È un cinema che non cerca di stupire con l’iperbole visiva, ma di intrattenere con la solidità della messa in scena.
L’altro punto di forza è la consapevolezza autoironica dei due protagonisti: Stallone e Schwarzenegger si divertono a giocare con i propri archetipi, ricordando agli spettatori di essere loro stessi il cuore di un cinema che oggi sopravvive più come memoria che come presente. C’è una malinconia sottile in questa “fuga” dal tempo, che rende Escape Plan un film minore ma sinceramente affettuoso verso un genere che li ha consacrati.
Escape Plan - Fuga dall’inferno
Sommario
Un action vecchio stile, ben confezionato ma privo di sorprese, che vive della nostalgia dei suoi protagonisti più che della forza della storia.
