L’ultimo terrestre è un film importante per diverse ragioni: primo si tratta di un film d’esordio; secondo (strettamente legato al primo) è l’unico esordio nella selezione ufficiale a Venezia, terzo è un film italiano di fantascienza, genere quantomeno anomale in un festival e in Italia, quarto il regista è GiPi, nome d’arte del grande fumettista Gian Alfonso Pacinotti. Il film racconta una storia di fantascienza in chiave metaforica: tra una settimana gli alieni invaderanno la Terra, ma i terrestri, stanchi, disillusi e sopraffatti da una devastante crisi economica, accolgono la notizia con stanchezza e poco entusiasmo. Il film si concentra sulla vicenda privata di Luca Bertacci, un uomo con enormi problemi di relazione, un uomo che è cresciuto nell’odio per le femmine. Ma l’arrivo degli extraterrestri cambierà tutto. Quasi come se gli exstraterrestri fossero un regalo tutto per lui.

 

Il regista ha dichiarato: “Ho sempre pensato che per raccontare la realtà in modo fedele la si dovesse tradire profondamente. Sono pure convinto che sia quasi inutile tentare di descrivere la contemporaneità raccontando la contemporaneità, visto che i tempi di mutazione sono talmente rapidi che qualunque “oggi“ diviene “ieri“ nel tempo necessario a scriverne la parola. Per ovviare a questa trappola la nostra storia è ambientata nel futuro. Solo qualche anno in avanti. Diciamo tre. Non di più. Un’Italia dopo l’Italia, insomma, che ci permetta di giocare a immaginare la deriva estrema che una condizione sociale potrebbe raggiungere. Questo è l’intento”.

Interessante il progetto e tanta l’ambizione, ma la stampa ha accolto tiepidamente il terzo film italiano in concorso.