L’ultimo terrestre è un film
importante per diverse ragioni: primo si tratta di un film
d’esordio; secondo (strettamente legato al primo) è l’unico esordio
nella selezione ufficiale a Venezia,
terzo è un film italiano di fantascienza, genere quantomeno anomale
in un festival e in Italia, quarto il regista è GiPi, nome d’arte
del grande fumettista Gian Alfonso Pacinotti. Il film racconta una
storia di fantascienza in chiave metaforica: tra una settimana gli
alieni invaderanno la Terra, ma i terrestri, stanchi, disillusi e
sopraffatti da una devastante crisi economica, accolgono la notizia
con stanchezza e poco entusiasmo. Il film si concentra sulla
vicenda privata di Luca Bertacci, un uomo con enormi problemi di
relazione, un uomo che è cresciuto nell’odio per le femmine. Ma
l’arrivo degli extraterrestri cambierà tutto. Quasi come se gli
exstraterrestri fossero un regalo tutto per lui.
Il regista ha dichiarato: “Ho
sempre pensato che per raccontare la realtà in modo fedele la si
dovesse tradire profondamente. Sono pure convinto che sia quasi
inutile tentare di descrivere la contemporaneità raccontando la
contemporaneità, visto che i tempi di mutazione sono talmente
rapidi che qualunque “oggi“ diviene “ieri“ nel tempo necessario a
scriverne la parola. Per ovviare a questa trappola la nostra storia
è ambientata nel futuro. Solo qualche anno in avanti. Diciamo tre.
Non di più. Un’Italia dopo l’Italia, insomma, che ci permetta di
giocare a immaginare la deriva estrema che una condizione sociale
potrebbe raggiungere. Questo è l’intento”.
Interessante il progetto e tanta
l’ambizione, ma la stampa ha accolto tiepidamente il terzo film
italiano in concorso.
Laureata in Storia e Critica del
Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di
critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di
Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo
primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che
coniuga al lavoro al giornale.