Settimana Internazionale della Critica 36

“Non ci sono film pandemici nella selezione, ma quelli che abbiamo visto e scelto portano addosso i segni del loro tempo, che ragionano in termini universali su ciò che sta succedendo. Sono storie che invitano alla connessione e che spingono a riflette sugli aspetti della vita che oggi sono stati stravolti, le nuove coordinate di spazio e tempo, la vita e la morte e lo status dell’uomo in generale.” Così Beatrice Fiorentino, delegato generale della Settimana Internazionale della Critica 36°, al suo anno d’esordio, commenta la selezione di quest’anno che, oltre a dover far fronte alle restrizioni pandemiche, ha anche affrontato la vicinanza di altri grandi festival internazionali, come Cannes posticipato a luglio e Locarno.

Di seguito ecco il programma ufficiale del concorso:

  • Eles Transportan a morte di Helena Girón e Samuel M. Delgado film evidentemente pre-pandemico, ma che alla luce del nostro vissuto assume significati amplificati.
  • Erasing Frank di Gábor Fabricius è un gesto di cinema molto potente, sospeso tra realismo e onirismo. Una parabola universale senza tempo che racconta lo scontro tra un musicista punk e il regime dell’Ungheria degli anni ’80.
  • Mondocane di Alessandro Celli, un film distopico ambientato nella Taranto del futuro. Le coordinate della città sono riscritte secondo i canoni del cinema di genere, con lo sguardo a tutta la storia del cinema.
  • Mother Lode di Matteo Tortone, una favola moderna tragica, eterna e universale. Un manifesto politico con innesti di realismo magico, che inventa una nuova lingua tra finzione e realtà, denunciando le contraddizioni di una realtà disposta a sacrificare tutto per il profitto.
  • Detours di Ekaterina Selenkina, è un film che esplora gli spazi e si serve di molti linguaggi visivi, attraverso le immagini di Google Maps, quelle dei cellulari e quella dell’osservazione diretta pulita e rigorosa. Si inventa uno spazio filmico assoluto, luogo di riflessione politica e teorica.
  • The Salamander di Alex Carvalho, seducente esordio, un melò in cui l’attrazione il desiderio e il denaro sono usati come armi e i corpi diventano i territori di conquista. Inaspettatamente politico.
  • Zalava di Arsalan Amiri, una ghost story a tinte melò ambientata nell’Iran pre-rivoluzione islamica, in un clima di isteria collettiva che rimanda all’oggi. Il male che si nutre dell’irrazionalità della paura.
  • Karmalink di Jake Wachtel, primo film di fantascienza cambogiano girato da un americano, è il film di apertura. Un film sulla memoria e sulla coscienza collettiva, che va oltre l’omaggio al cinema USA degli anni ’80. Un film di fantascienza buddista.
  • The last chapter di Gianluca Matarrese, film di chiusura. Si tratta della conversazione a due tra un regista e il suo amante, un gioco di dominio e sottomissione che passa attraverso la teoria delle immagini. L’essere umano indagata attraverso il principio di piacere, nell’eterno dialogo tra Eros e Thanatos.

LA SELEZIONE [email protected] 2021

CONCORSO

  • EVA di Rossella Inglese
  • FREIKÖRPERKULTUR di Alba Zari
  • L’INCANTO di Chiara Caterina
  • INCHEI di Federico Demattè
  • LUNA PIENA di Isabella Torre
  • NOTTE ROMANA di Valerio Ferrara
  • L’ULTIMO SPEGNE LA LUCE di Tommaso Santambrogio

EVENTI SPECIALI

  • Cortometraggio di apertura ERA IERI di Valentina Pedicini
  • Cortometraggio di chiusura A CHIARA di Jonas Carpignano

<<Ripartire dallo sguardo, nell’Anno Uno della pandemia. Dal rapporto tra spettatore e film.Cos’è il cinema oggi? Cosa cerchiamo nelle immagini dopo un’intera stagione trascorsa “a distanza”, privati del contatto fisico, costretti a comunicare attraverso il filtro di piattaforme e devices? Dopo un anno di call, di DAD e di streaming. Di relazioni interrotte, di corpi negati, di festival trasmessi in modalità digitale, dovendo subire la diaspora della comunità cinefila (e non) sotto la minaccia implacabile del virus, ma compiendo anche ogni possibile sforzo per mantenere intatto lo spirito di chi-come noi-è sempre affamato di condivisione e confronto.È stata soprattutto questa la grande sfida: riappropriarci dell’atto della visione in termini teorici e interrogarci. Cos’è il cinema dopo la pandemia? Cosa è cambiato nel nostro sguardo? Come guardiamo oggi? Il corpus della selezione della 36.a Settimana Internazionale della Critica di Venezia porta inevitabilmente addosso i segni delle nostre esperienze recenti.

I film scelti assieme alla commissione di selezione-composta da Enrico Azzano, Paola Casella, Simone Emiliani e Roberto Manassero -tra quasi 600 iscritti da oltre 75 paesi (un numero sorprendente rispetto alle aspettative iniziali e al passato),relativizzano il nostro vissuto, ci aiutano a elaborarlo, ci portano a ragionare in termini universali.Sono storie che invitano alla reciproca connessione, che cercano nel passato risposte ai dubbi di un presente evidentemente fragile, che spingono a riflettere su quegli aspetti cruciali che sono stati violentemente sconvolti dal sopravanzare del covid-19 e delle sue successive varianti: il senso della vita e della morte, le (nuove) coordinate dello spazio e del tempo, i corpi, le distanze, la paura. Lo status dell’Uomo nel mondo.

Contemporaneamente la SIC non vuole abdicare al compito della riflessione critica sull’estetica e la politica delle immagini. Non possiamo né vogliamo perdere di vista l’obiettivo principale della nostra ricerca: individuare le traiettorie più coraggiose e vitali del cinema di oggi, andare alla scoperta degli autori di un cinema del domani, catturare gli indirizzi più interessanti verso i quali sta evolvendo il linguaggio visivo e sonoro.Questa duplice sfida si è tradotta in un programma di 7+2 titoli di varia provenienza, con numerosi, inusuali, fertili incontri co-produttivi che sono il chiaro segnale di un cinema sempre più globale, il riflesso di un’identità mutante e di quella necessità-già messa in luce-di favorire connessioni (non solo finanziarie ma di sguardo) sia dentro che fuori lo schermo.

Nove film, quindi, d’autore e di genere, lirici o furiosi, istintivi, intimi, distopici o carnali. Ma soprattutto liberi. Autentici. Vivi.Se una cosa abbiamo compreso è che, nonostante i cattivi auspici, il cinema è tutt’altro che morto durante la pandemia. Il cinema non muore mai. Si adatta e si trasforma. Asseconda e nutre il nostro inesauribile bisogno di emozioni e di storie, di verità e di sogni. L’auspicio più grande è quello di poter finalmente condividere a Venezia, al buio della sala, un rinnovato sguardo sulla realtà e sulle immagini.>>

Beatrice Fiorentino.

Settimana Internazionale della Critica 36°, il manifesto ufficiale

Il manifesto ufficiale di quest’anno della SIC nasce da una suggestione, uno scatto rubato alla fine della proiezione di Los Nadie, in sala Perla, durante la SIC 2016:

Il lavoro congiunto di Mauro Uzzeo e Emiliano Mammucari e la veste grafica di Fabrizio Verrocchi ha portato al suggestivo risultato che potete vedere di seguito:

Qui le dichiarazioni degli autori:

<<Portiamo sui nostri corpi le cicatrici della pandemia che ci ha costretti ad allontanarci, isolarci, a vedere gli altri come qualcosa da tenere a distanza, per tutelarci. Abbiamo abbandonato i luoghi d’incontro, ci siamo chiusi dentro le nostre case e siamo usciti protetti da mascherine che coprivano metà volto, tenendo gli occhi bassi per la vergogna di mostrare timore. Ci siamo trasformati in isole per proteggerci e permettere a chi lavorava giorno e notte alla ricerca di una cura per questo disastro mondiale, di riuscirci.

E adesso che lentamente, un passo per volta, ci stiamo riappropriando di tutto quello che fino all’inizio dello scorso anno ci sembrava ovvio e scontato, abbiamo scelto di celebrare quanto di più prezioso stavamo perdendo, allontanandoci: l’unione, il trovarsi, annullare le distanze e tornare ad abbracciarci. Ricominciare a vivere e gioire assieme, riappropriandoci dei nostri corpi, degli spazi interni e di quelli esterni, a partire proprio da quella Sala Cinematografica che celebriamo in questa immagine tornando a riconoscerle il suo ruolo di assoluto crocevia di emozioni e esperienze.

In questa illustrazione – che è figlia diretta di uno scatto, di un momento di pura felicità immortalato nella nostra amata Sala Perla – abbiamo voluto raccontare il desiderio di tornare a vivere il cinema come un momento di condivisione e di sinergia tra le persone. Abbiamo scelto di far parlare soprattutto il bianco perché è il colore dell’equilibrio, della vita, dell’energia che unisce e ricongiunge tutti gli altri e lo abbiamo scolpito tracciando segni aperti e sospesi per disegnare figure ben strette le une alle altre, cui abbiamo dato corpo con retini e pennelli digitali così da avvicinare e unire assieme i mondi che più ci appartengono: la fotografia, l’illustrazione, la grafica, l’immagine.>>

Emiliano, Fabrizio e Mauro

La Settimana Internazionale della Critica 36° si svolgerà al Lido in parallelo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2021, dal 1° all’11 settembre.