Timothee Chalamet
Foto di Luigi de Pompeis © Cinefilos.it

Timothée Chalamet è sicuramente uno degli attori più lanciati del momento, nonché uno dei più apprezzati. Dopo essersi fatto notare in Interstellar di Christopher Nolan, il giovane attore ha raggiunto la fama internazionale grazie al ruolo di Elio in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, che gli ha fatto conquistare anche la sua prima candidatura agli Oscar come miglior attore protagonista.

 

Dopo gli acclamati Lady Bird e Piccole donne, entrambi diretti da Greta Gerwig, Chalamet è balzato di nuovo all’attenzione di critica e pubblico grazie a Dune di Denis Villeneuve, attualmente nelle nostre sale. Prossimamente lo vedremo in The French Dispatch, il nuovo attesissimo film di Wes Anderson, mentre in questi giorni l’attore è impegnato sul set di Wonka, nuovo film che lo vedrà nei panni di una versione più giovane di Willy Wonka, l’iconico personaggio partorito dalla mente dello scrittore Roald Dahl.

In quanto attore estremamente richiesto e amatissimo dal pubblico a livello mondiale, in molti si chiedono se Timothée Chalamet possa approdare presto anche nell’universo dei supereroi con un ruolo in un film Marvel o DC. Non sappiamo se l’attore sia effettivamente interessato alla possibilità o meno, ma di recente, parlando con il TIME, ha rivelato di aver ricevuto da uno dei suoi “eroi” (probabilmente un amico collega di cui non ha voluto rivelare l’identità) un consiglio alquanto interessante: quello di non prendere mai parte ad un cinecomics.

“Uno dei miei eroi, non dire dire chi o mi prenderebbe a calci in cu*o, mi ha abbracciato la prima notte che ci siamo incontrati e mi ha dato qualche consiglio”, ha spiegato Chalamet. “Mi ha detto: ‘Niente droghe pesanti e niente film di supereroi.'”

Parlando invece di Wonka, di cui ha condiviso di recente le prime immagini ufficiali attraverso i suoi profili social, l’attore ha specificato che non sarà una favola dark. “Non è un film che vuole celare le emozioni più oscure che si provano nella vita. È una celebrazione del diverso e dell’accettazione delle parta più strana di noi stessi, quella che ti fa sentire un emarginato.”