Il thriller crime The Rip – Soldi sporchi (leggi qui la recensione), nuovo progetto Netflix con Matt Damon e Ben Affleck, è finito al centro di una battaglia legale. Due detective del dipartimento narcotici di Miami-Dade, Jason Smith e Jonathan Santana, hanno citato in giudizio gli attori-produttori e le società coinvolte nel film sostenendo che la pellicola avrebbe danneggiato la loro reputazione attraverso personaggi e situazioni troppo riconoscibili.
Secondo quanto riportato da Entertainment Weekly, la causa è stata intentata contro Artists Equity — la casa di produzione fondata da Damon e Affleck — e Falco Productions. I due agenti sostengono che, pur non essendo mai nominati direttamente nel film, diversi spettatori abbiano collegato i personaggi corrotti di The Rip – Soldi sporchi alle loro figure reali, causando conseguenze personali e professionali. Nella denuncia vengono citate accuse di “diffamazione implicita”, “diffamazione per se” e “inflizione intenzionale di stress emotivo”. Gli avvocati dei detective sostengono inoltre che alcune scene, compresa quella in cui il personaggio interpretato da Affleck uccide un agente DEA, abbiano contribuito a dipingere il dipartimento come corrotto e criminale.
La vicenda apre però anche un tema più ampio sul rapporto tra cinema crime e fatti reali. The Rip – Soldi sporchi si presenta infatti come un’opera “ispirata a eventi reali”, ma secondo i querelanti il film avrebbe esasperato elementi della storia fino a trasformarli in un ritratto distorto della realtà. È un confine sempre più delicato per Hollywood: utilizzare cronaca e casi reali come base narrativa comporta inevitabilmente rischi legali quando il pubblico riesce a identificare persone realmente esistenti dietro personaggi fittizi.
Il confine tra fiction e realtà torna al centro del cinema crime contemporaneo
Nel film, Damon interpreta il tenente Dane Dumars mentre Affleck veste i panni del sergente J.D. Byrne, due detective narcotici che scoprono milioni di dollari appartenenti a un cartello della droga nascosti in una stash house. Da quel momento la situazione precipita in una spirale di paranoia, sospetti e violenza interna al dipartimento. La struttura narrativa richiama apertamente il noir poliziesco degli anni ’90, con una forte enfasi sulla corruzione morale e sull’ambiguità dei protagonisti.
La causa intentata dagli agenti potrebbe però avere conseguenze anche oltre il singolo caso. Negli ultimi anni il true crime e le storie “ispirate a fatti reali” sono diventati uno dei pilastri produttivi delle piattaforme streaming, spesso spingendo gli autori a muoversi in territori narrativi molto vicini alla cronaca recente. Quando il materiale di partenza coinvolge persone ancora in servizio o facilmente identificabili, il rischio di controversie legali cresce inevitabilmente.
Per Damon e Affleck si tratta anche di un test importante per Artists Equity, la società fondata dai due attori con l’obiettivo di produrre film ad alto profilo creativo mantenendo maggiore controllo autoriale. Al momento né loro né Netflix hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla vicenda.
