
Una storia semplicissima che fa partire un road movie. Alexandre Rockwell ritorna ad un (quasi) lungometraggio mettendo in scena la sua famiglia e chi le sta intorno. Protagonisti assoluti i figli, Lana e Nico di una storia scritta a quattro mani, come recitano i titoli di coda scritti sull’asfalto dalla bambina, da “Lana e papà”. Echi di Jarmusch degli esordi, e anche in questo caso gli eroi lottano per una causa essenziale che poi passa in secondo piano mano mano che la storia si evolve. Tutti modi per espiare però un lutto, far finta che ci sia sempre un domani o un mondo parallelo in cui continua a vivere e vederci chi ci abbandona fisicamente da questo mondo.

Dalla semplicità all’arte il passo è breve, basta sapere come fare, insomma.
Ad introdurre il film, un’altra opera di un regista esperto di lungometraggi che per la prima volta si è cimentato con un film di breve durata. Il regista cinese Yonfan Yonfan ha deciso di raccontare una storia che ha le sue radici nella mitologia classica cinese in Lu, cortometraggio che si svolge in un teatro durante una rappresentazione.
Ciò che resta, della messa in scena teatrale sono gli elementi essenziali anche in questo caso: la gestualità, i movimenti, i colori ed i costumi.
