Master Set


Anno
: 2009

 

Regia: Shane Acker

Voci originali: Elijah Wood (9), John C. Reilly (5), Jennifer Connelly (7), Crispin Glover (6), Martin Landau (2), Christopher Plummer (1), Fred Tatasciore (8)

Trama: In un futuro lontano, la specie umana è stata sterminata dall’avvento di nuove macchine. La speranza di sconfiggerle viene affidata da uno scienziato a una bambola di pezza, 9, che si risveglia in un laboratorio dopo che il suo creatore è spirato. Ben presto scoprirà l’esistenza di altri esseri come lui, ognuno rinominato con un diverso numero sulla schiena, e ognuno con le proprie abilità. 9, con l’aiuto di altri compagni, intraprenderà un’avventura per distruggere le macchine infernali che danno loro la caccia.

Analisi: 9 è un esempio di come anche l’animazione senza la firma Pixar può riuscire alla perfezione. Shane Acker aveva realizzato il cortometraggio di 9, con cui era arrivato persino alla nomination nella categoria miglior cortometraggio d’animazione agli Oscar 2006. Evidentemente il cortometraggio non era abbastanza a confronto di una vera e propria storia da distribuire in circa un’ora e venti di film. Neanche Tim Burton ha perso l’occasione di produrre la pellicola dove in ogni cucitura che unisce i piccoli personaggi di pezza di 9, rivediamo lo stile di Burton e della sua tecnica dello Stop Motion, la stessa utilizzata per Nightmare Before Christmas. Non è solo questa caratteristica a collegare i due registi.

Una più che valida fotografia ci mostra atmosfere cupe, che colpiscono per la sconfinata aridità e devastazione del paesaggio terrestre, ricordando le ambientazioni gotiche care a Burton.

Tuttavia non bisogna pensare a 9 come un leggero film d’animazione per le famiglie. Infatti la trama e la stessa ambientazione ricordano WALL-E, il piccolo robot che si aggirava sulla Terra deserta e abbandonata dagli uomini. Anche il mondo animato dai piccoli pupazzi di 9 è inospitale e completamente disabitato, dopo che la stessa mente umana ha inventato tecnologie che si sono rivoltate contro di essa. La morale finale dei due film è simile: il genio della specie umana ha grandi potenzialità che purtroppo finiscono per mettere a repentaglio l’esistenza della vita sulla Terra.

La pellicola si discosta dalle caratteristiche dell’animazione pixariana per approdare ad un nuovo tipo di film, più crudo e spaventoso. Oscurità mista a polvere cela gli inimmaginabili pericoli che si nascondono dietro ogni rottame, dietro ogni tempesta di sabbia che si scatena. L’innocenza che sembra animare i piccoli esseri, ognuno rinominato con un numero, viene spazzata via dalle avventure che dovranno affrontare, avventure che includeranno la stessa morte. Per questo non dobbiamo farci ingannare dall’aggettivo film d’animazione, perché le sue potenzialità vanno di gran lunga oltre, spiazzandoci per la notevole spietatezza che non vuole celare la verità agli spettatori.

Il ritmo della narrazione alterna momenti descrittivi a scene d’azione molto rapide, tali da portarci alla conclusione senza avere il tempo di conoscere a fondo tutti i personaggi. La sceneggiatura affida ai protagonisti battute molto brevi e si serve di numerosi flashback con compito esplicativo.

Non vi è dubbio che la trama stupisca per la sua originalità e che lasci aperta la possibilità di non avere un vero e proprio monopolio della Pixar nei film d’animazione: è possibile trovare valide idee in altre menti nascenti del cinema. Come nel mondo della moda, anche in questa dimensione, i nomi più importanti possono determinare la riuscita o meno di un film. Di certo la qualità delle produzioni Pixar ha raggiunto l’eccellenza, ma non bisogna pensare che l’assenza del marchio di questa casa di produzione non possa essere, in qualche modo, un film altrettanto valido.