Gli Anni Ruggenti

Gli Anni Ruggenti è un film del 1962 diretto da Luigi Zampa e con protagonista nel cast Nino Manfredi, Gino Cervi, Michèle Mercier, Gastone Moschin.

Anno: 1962

Regia: Luigi Zampa

Cast: Nino Manfredi, Gino Cervi, Michèle Mercier, Gastone Moschin

1937, XV anno fascista. Salvatore Acquamano (Gino Cervi) è il podestà di un piccolo paese a pochi chilometri da Alberobello; un cugino impiegato nel ministero lo avverte dell’arrivo imminente di un gerarca in incognito incaricato di effettuare un’ispezione sul territorio.

Convocato tutto il consiglio comunale, composto tra gli altri anche dal burbero segretario politico Carmine Passante (Gastone Moschin), il panico si diffonde immediato viste le innumerevoli magagne che rischiano di essere smascherate.

Il tanto temuto ispettore è individuato nella figura di un giovane forestiero appena giunto da Roma, un certo Omero Battifiori (Nino Manfredi) che si spaccia per un assicuratore in cerca di nuovi clienti. Peccato che il giovane e spigliato presunto gerarca sia in realtà quello che dice di essere ma il gioco degli equivoci è ormai iniziato e sarà quasi impossibile fermarlo.

Gli Anni Ruggenti

E’ il 1962 quando Luigi Zampa dirige questo brillantissimo esempio di tragicommedia all’italiana; un affresco quanto mai ironico e divertente su un periodo storico molto particolare e di cui ancora, in quegli anni, si percepivano gli echi e i freschi ricordi.

Una sceneggiatura scritta a sei mani ed in cui Zampa si avvale della preziosissima collaborazione di Ruggero Maccari e sopratutto di Ettore Scola. E crediamo che proprio Scola abbia contribuito particolarmente, in sede di scrittura del film, a bilanciarne la forte carica ironico-satirica con una certa eleganza e gravità di base, tipica del suo fare cinema.

Gli anni ruggenti infatti non è solo una semplice commedia in cui si ride, e molto, grazie al susseguirsi di situazioni farsesche e divertenti rese ancor più esilaranti da attori eccezionali e dalla grande carica comica; ma è anche e innanzitutto un film che al contempo vuole riproporre e affrontare temi e problematiche legate al “ventennio” da poco concluso.

Divertire e far riflettere, sorridere sì ma di un sorriso spesso amaro che alla lunga si smorza in una sorta di ghigno, in una smorfia, come da tradizione della grande tragicommedia nostrana.

Mostrare la tipica società fascista di provincia, di una provincia lontana da Roma, da piazza Venezia e dalle grandi adunate; una provincia così lontana dal centro di potere da sentirsi al sicuro da occhi e orecchie indiscrete e poter così dar libero sfogo alla sua irresistibile smania di corruzione. Il quadro che Zampa ci propone è impietoso: funzionari di partito, dirigenti sanitari, scolastici e loschi mestieranti in camicia nera che utilizzano quella particolare congiuntura storico-politica per arricchirsi, ampliare il proprio volume di affari, assecondare i propri interessi e il tutto a scapito della povera gente.

Non c’è ideale, non c’è convinzione sincera in qualcuno o qualcosa ma solo sete di danaro, sete di ricchezza. Straordinari nel fornirci i classici esempi di questa provincia corrotta e basata sul malaffare sono Gino Cervi, podestà che utilizza la sua posizione per sfruttare più e peggio di prima gli stessi braccianti che lavorano le sue terre e Gastone Moschin, segretario politico dalla mascella protesa e il petto sempre gonfio ma in realtà pavido come un agnellino.

Nino Manfredi invece interpreta con la solita maestria il protagonista della storia, il vero perno su cui ruota tutta la narrazione. Giovane impiegato onesto e innocentemente fedele al partito, avrà suo malgrado modo di conoscere tutto il marcio che può nascondersi sotto il velo di legalità, fermezza morale e borghese di uomini fieri e orgogliosi fascisti. Avrà modo di constatare come le loro ruberie si riversino sulla povera gente che, in un piccolo borgo pugliese, può ancora vivere accampata nelle caverne nascoste tra le montagne. La composta ed educata amicizia che nasce con il dott. De Vincenzi, intellettuale anti-fascista, interpretato da un sempre meraviglioso Salvo Randone, aiuta il giovane protagonista ad aprire gli occhi su quello che si cela dietro ad un apparente benessere.

Il dott. De Vincenzi sarà per Omero una sorta di Virgilio che lo guiderà in questo viaggio dantesco verso la verità.

Attori impeccabili, straordinari nel rivestire ognuno il ruolo loro assegnato, una sceneggiatura elegante quanto divertente ed amara, una ricostruzione storica e sociale fedele ed impietosa. Gli anni ruggenti è un film che consigliamo fortemente in quanto diverte, fa conoscere e riflettere anche se alla fine, forse, è la nostalgia il sentimento che rimane…nostalgia di un cinema che fu.