Io, Me e Irene

Io, Me & Irene è un film del 2000 diretto dai Fratelli Farrelly e con protagonisti Jim Carrey, Renée Zellweger, Anthony Anderson, Mongo Brownlee, Jerod Mixon, Chris Cooper, Robert Forster, Tony Cox, Michael Bowman. Richard Jenkins, Taylor Howard.

Io, Me & Irene recensione posterTrama: Charlie Baileygates (Jim Carrey), giovane impiegato della polizia del Rhode Island, conduce una vita tranquilla. Sta per sposarsi con la ragazza dei propri sogni, quando, proprio  nel giorno delle nozze, la novella sposa comincia una relazione clandestina con un nano afroamericano e superdotato, lasciando Charlie per inseguire il suo nuovo sogno amoroso. Rimasto padre di tre ragazzoni “pieni di colore”, il giovane poliziotto seppellisce nel subconscio le amarezze ed il risentimento generati dal triste evento e dai continui scherni della comunità, finché il mix esplosivo di rabbia ed angoscia si conclama in una schizofrenia che da la vita all’ alter-ego di Charlie, lo scorrettissimo e volgarissimo Frankie (Carrey stesso). Proprio mentre tutto sembra precipitare, sarà l’incontro con una misteriosa ragazza, l’Irene del titolo (Renée Zellweger), a dare a Charlie la soluzione per i propri problemi nel corso di rocambolesche disavventure. 

Io, Me & Irene recensione del film con Jim Carrey

Analisi: Nel 2000, dopo i rispettivi successi di Tutti Pazzi Per Mary e dell’apprezzatissimo The Truman Show, i fratelli Peter e Bobby Farrelly tornano sul set insieme all’istrionico Jim Carrey, riproponendo l’accoppiata precedentemente sperimentata in Scemo & Più Scemo. Il risultato è Io, Me & Irene divertente commedia con tutti i cardini della comicità a grana grossa dei due fratelli registi e sceneggiatori.

Io, Me & Irene

Nella divertentissima pellicola, i Fratelli Farrelly trovano nuovamente il modo per mettere in scena tutti gli elementi del loro cinema dissacrante e politicamente scorretto, farcito da sequenze  slapstick eccessive e provocatorie. Nella nuova sceneggiatura dei due ragazzacci di Hollywood tornano la volgarità, le situazioni inverosimili ed il modo totalmente scorretto di porsi nei confronti di minoranze e deformità verso cui la società ci ha insegnato ad avere atteggiamenti benevolenti (come vengono affrontate le tematiche del nanismo, dell’albinismo e della malattia mentale del protagonista). Nonostante l’amoralità e la crudeltà con cui vengono narrate determinate situazioni, è proprio questo il mix che rende vincente l’operazione, dove è lo sdegno stesso a chiamare la risata per esorcizzare il momento.

Il film gode della presenza di un frizzantissimo Jim Carrey, qui in una forma smagliante. Divertente e divertito, il comico canadese tratteggia un protagonista con cui è impossibile non entrare in empatia e, nonostante le riserve di certa critica di quegli anni che volevano l’attore tutto smorfie e poca sostanza, qui Carrey dosa la propria mimica facciale rendendo le sue famose boccacce funzionali alla caratterizzazione del personaggi, mai gratuite come ai tempi di Ace Ventura. Vero mattatore all’interno del film, è proprio la sua performance ad impreziosire il tutto: quanto più ci si avvicina alle problematiche di Charlie, tanto più ci si discosta dai comportamenti volgari e strafottenti di Frankie, che ciononostante intervengono puntualmente ad introdurre l’elemento comico all’interno della narrazione. Dal canto suo Renée Zellweger, ai tempi ancora lontana dai vertici della propria carriera, diventa una comprimaria d’eccezione, rivelandosi una dotatissima assist-woman per le battute dell’abile collega. La coppia funziona, così come i rodati meccanismi della commedia “farrellyana”.

Nonostante il film non ascenda al ruolo di piccolo cult così come fu per Tutti Pazzi Per Mary, lo spettacolo, sboccato, ridanciano, volutamente provocatorio e privo di false morali, intrattiene e diverte alla perfezione proprio per il suo non prendersi sul serio. Dopotutto i Farrelly raramente prendono sul serio qualcosa.