Con Da Belfast al Paradiso (How to Get to Heaven from Belfast) di Netflix, la creatrice Lisa McGee abbandona i toni più dichiaratamente comici per costruire un thriller emotivo che parla di amicizia, colpa e identità riscritte. Il finale della serie non si limita a risolvere il mistero sulla presunta morte di Greta, ma ribalta la prospettiva su tutto ciò che abbiamo visto: la verità non è mai stata solo “cosa è successo?”, bensì “chi è davvero Greta?”.
Greta è viva: perché è stato organizzato il suo funerale?
Il primo colpo di scena arriva già nell’episodio d’apertura: Greta non è morta. Il funerale a cui Saoirse, Robyn e Dara tornano dopo anni di distanza è una messa in scena. Nella bara c’è Jodie, l’amica d’infanzia di Greta, morta dopo una caduta dalle scale durante un confronto violento.
È Margo a ideare il piano: dichiarare ufficialmente la morte di Greta per permetterle di sparire. Dietro questa operazione si muove la misteriosa Evaporation Society, un’organizzazione femminile che aiuta donne in situazioni estreme a cambiare identità e scomparire. Feeney e Booker, inizialmente percepite come antagoniste, si rivelano in realtà pedine di un sistema più ambiguo, dove il confine tra protezione e manipolazione è sottilissimo.
Il funerale diventa così un dispositivo narrativo potente: non è un addio, ma un atto di cancellazione. Greta non muore, viene riscritta.
L’incidente, la fuga e la visita alla madre
Nel finale, la tensione cresce quando Robyn investe accidentalmente Greta su una strada di campagna e la crede morta. Il senso di colpa riattiva il passato: ancora una volta, le tre donne si trovano davanti a un corpo da gestire, a una verità da nascondere. Ma Greta sopravvive e si trascina ferita fino a ottenere un passaggio da uno sconosciuto inquietante, che le consegna una misteriosa borsa rosa prima di essere successivamente trovato ucciso.
Nel frattempo, Greta va a trovare la madre Nora nella casa di cura. È un confronto gelido, privo di riconciliazione. Nora la descrive come una bambina inquietante, capace di spaventare già da piccola. Ma il racconto della madre è intriso di ambiguità: è davvero un ricordo o una narrazione tossica costruita negli anni? La serie suggerisce che Greta sia stata a lungo intrappolata in uno sguardo che la vedeva come “pericolosa”, finendo per interiorizzare quell’identità.
Cosa è successo davvero a Heaven’s Veil?

Il mistero centrale della stagione riguarda Heaven’s Veil, l’istituto religioso dove Greta è cresciuta. Qui la verità assume contorni più tragici che criminali.
Greta, che da bambina si chiamava Aisling, racconta che lei e Jodie (all’epoca Cara) credevano che quel luogo fosse sacro, magico, destinato a essere visitato da Dio. Quando la salvezza promessa non arrivò, decisero di bruciare la chiesa. Un gesto infantile, disperato, simbolico. Non si accorsero delle biciclette dei bambini parcheggiate fuori fino a quando non fu troppo tardi.
Il fuoco diventa il punto zero della loro esistenza: un atto che nasce da un bisogno di redenzione e si trasforma in colpa permanente. Heaven’s Veil non è solo un luogo, ma il trauma fondativo che segna Greta per tutta la vita.
La serie non insiste su dettagli giudiziari o numeri di vittime. Ciò che conta è l’impatto psicologico: la consapevolezza di aver distrutto qualcosa di sacro, di aver infranto l’idea stessa di innocenza.
Il corpo di Charles Sampson e il segreto condiviso
Un altro nodo irrisolto riguarda Charles Sampson, il giornalista che indagava su Heaven’s Veil. Non sono le tre protagoniste a ucciderlo, ma Jodie, dopo aver scoperto che stava registrando di nascosto una confessione di Greta. Il gesto è impulsivo, ma segna per sempre il gruppo.
Le donne decidono di seppellire Charles in segreto, nello stesso terreno della scuola religiosa. Questo dettaglio è cruciale: il passato non è mai stato davvero nascosto, ma semplicemente sotterrato nello stesso luogo che ha generato la loro colpa. Quando Liam scopre la verità e può finalmente dare un luogo di riposo al padre, la serie offre una forma di chiusura morale, anche se tardiva.
L’Evaporation Society e la nuova identità di Greta

Il finale ribalta definitivamente la percezione di Booker e Feeney. L’Evaporation Society non è soltanto un’organizzazione che protegge donne in pericolo: è un sistema interno al sistema, con gerarchie e tradimenti. Scopriamo che la leader stava sfruttando le clienti per profitto. Booker e Feeney reagiscono eliminando i vertici corrotti e promettendo di rifondare l’organizzazione secondo regole nuove.
Greta riceve così nuovi passaporti e una nuova identità per sé, il marito e la figlia. Non è una fuga, ma una seconda nascita. Dopo anni passati a essere definita da colpe e narrazioni altrui, può finalmente scegliere chi diventare.
Cosa c’è nella borsa rosa?
La scena finale riporta l’attenzione su un dettaglio apparentemente marginale: la borsa rosa lasciata da Greta e recuperata da Dara. Prima che le tre amiche possano aprirla, la serie mostra lo sconosciuto che aveva dato un passaggio a Greta morto con un cacciavite nel collo.
Non vediamo mai il contenuto della borsa. Vediamo solo le reazioni scioccate delle tre donne. Il silenzio è deliberato. Robyn pronuncia una frase chiave: “Non ci coinvolgeremo in questa cosa, per nessuna ragione.”
Quel momento racchiude l’essenza della serie. Per la prima volta, scelgono di non entrare nel vortice del segreto. Il mistero resta aperto, ma la decisione è chiara: interrompere la catena di complicità che le ha unite fin dall’adolescenza.
Cosa è successo davvero a Greta?
Greta non è mai stata semplicemente vittima o carnefice. È stata una bambina in cerca di salvezza, un’adolescente segnata dalla colpa, una donna costretta a reinventarsi per sopravvivere. Il finale non la assolve né la condanna definitivamente: la restituisce alla complessità.
La morte inscenata, l’incendio, il giornalista sepolto, la fuga organizzata: ogni evento costruisce un’identità frammentata. Ma nel momento in cui racconta finalmente la verità alle amiche, Greta si riappropria della propria storia. E forse è questo il vero “paradiso” evocato dal titolo: non un luogo geografico, ma la possibilità di smettere di nascondersi.
