Dopo sei episodi che mescolano ironia nera, disagio e violenza improvvisa, Sweetpea si chiude con un finale spiazzante e amarissimo. La serie, guidata da una Ella Purnell in stato di grazia, porta a compimento la trasformazione della sua protagonista, Rhiannon Lewis, ribaltando definitivamente la narrazione di vendetta che sembrava aver trovato un equilibrio negli ultimi minuti.
Quando tutto lascia pensare a un nuovo inizio – una “Life 2.0” fatta di lavoro, riconoscimento e amore – Sweetpea compie la sua mossa più crudele: dimostra che la violenza non è stata una parentesi, ma il vero punto di non ritorno.
Perché Rhiannon uccide AJ
L’omicidio di AJ (Calam Lynch) è il colpo più devastante dell’intera stagione, proprio perché non nasce dall’odio. AJ è l’opposto di tutte le vittime precedenti: gentile, accogliente, sincero. È la prima persona che ha visto Rhiannon senza giudicarla quando lei si sentiva invisibile.
Il momento della rivelazione arriva in modo quasi banale: AJ riceve da una fonte della polizia la foto dell’arma del delitto e riconosce subito il coltello, quello che Rhiannon usa ogni giorno in redazione. Le domande diventano insistenti, i silenzi pesanti. Rhiannon, messa alle strette, confessa.
Nel tentativo di giustificarsi, sostiene che le sue vittime fossero “cattive persone” e che eliminarle abbia reso il mondo un posto migliore. Ma AJ non accetta questa logica: la chiama mostro e prova ad andarsene. È in quel momento che Rhiannon capisce di aver perso il controllo della narrazione. E lo pugnala.
A differenza degli altri omicidi, questo non è “necessario” né “giusto” nella sua mente. È puro istinto di sopravvivenza. AJ muore tra le sue braccia, mentre lei piange. È la prova definitiva che Rhiannon non sta più combattendo i bulli: è diventata ciò che odiava.
Rhiannon la fa franca? Sì, ma solo per ora

Sul piano formale, Rhiannon non viene arrestata. Riesce a incastrare Marcus per il rapimento di Julia e per gli omicidi, sostenendo la legittima difesa insieme a Julia Blenkinsopp (Nicôle Lecky). La polizia accetta la versione, e il caso viene chiuso.
Ma questa libertà è fragile.
-
Marina (Leah Harvey) ha trovato il filmato CCTV che dimostra il rapimento di Julia.
-
Julia conosce la verità.
-
Craig sospetta tutto.
-
AJ ha scoperto tutto prima di morire.
E soprattutto, Seren, la sorella di Rhiannon, entra in casa nell’esatto momento in cui AJ muore sul pavimento. Il finale congela la storia lì, lasciando intendere che la verità è ormai troppo vicina per restare sepolta a lungo.
Il destino di Julia: una fuga necessaria
Julia è l’unica a spezzare davvero il ciclo. Dopo la prigionia e l’alleanza forzata con Rhiannon, sembra trovare una nuova forza: racconta la sua versione dei fatti, affronta la stampa, poi capisce che sta di nuovo entrando in una relazione tossica, questa volta con Rhiannon.
La sua scelta è radicale e silenziosa: compra un biglietto aereo con la carta di Rhiannon e sparisce. La serie non mostra la partenza, ma la ricevuta di British Airways lascia pochi dubbi. È una conclusione dolceamara: Julia si salva, ma solo allontanandosi da tutto.
Chi ha mandato ad AJ la foto del coltello?
La serie non lo conferma apertamente, ma Marina è il sospetto più credibile. È l’unica ossessionata dalla colpevolezza di Rhiannon e l’unica disposta a forzare i limiti pur di smascherarla. Se fosse davvero lei la fonte, il paradosso è feroce: nel tentativo di fare giustizia, ha causato un’altra morte.
Il mistero resta aperto, probabilmente per essere ripreso in una seconda stagione.
Craig e il ricatto finale
Il rapporto con Craig (Jon Pointing) si chiude nel modo più sporco possibile. Quando Rhiannon prova a lasciarlo, lui reagisce con rabbia e opportunismo: usa la sua richiesta di mentire alla polizia come leva per ricattarla e ottenere l’azienda del padre.
Rhiannon cede. Firma. È un altro segnale chiaro: anche quando non uccide, subisce violenza. E Craig, che si sente tradito, rivela la sua vera natura: non l’ha mai amata, l’ha solo usata.
Il vero significato del finale di Sweetpea
Il finale di Sweetpea è una condanna senza appello. La serie smonta pezzo per pezzo l’idea che la violenza possa essere uno strumento di riscatto. Rhiannon ha iniziato uccidendo i bulli, convincendosi di fare del bene. Ma l’arco narrativo dimostra l’opposto: ogni omicidio la rende più isolata, più crudele, più simile ai suoi carnefici.
La redenzione di Julia suggerisce un’alternativa: il confronto, la parola, la responsabilità. Rhiannon non l’ha scelta. E l’ultima uccisione — quella di una persona innocente — chiude il cerchio.
Alla fine, Rhiannon non è più la vittima invisibile.
È diventata il nuovo bullo.
