Il
successo della
prima stagione di A Knight of the Seven
Kingdoms ha dimostrato che l’universo creato
da George R. R. Martin
può essere raccontato anche con toni più intimi e malinconici,
senza perdere profondità politica. Ed è proprio questa sensibilità
diversa che getta una nuova luce sul miglior episodio della
stagione 8 di Game of
Thrones.
Parliamo di “A Knight of the Seven
Kingdoms”, secondo episodio dell’ultima stagione, spesso
considerato il più riuscito del capitolo finale. Un episodio
costruito quasi interamente sull’attesa della Battaglia di Grande
Inverno, sui legami tra i personaggi e su un momento che è entrato
nella storia della serie: la nomina a cavaliere di Brienne di Tarth
da parte di Jaime Lannister.
Il
legame tra Dunk, Egg e Daenerys cambia la prospettiva
A Knight of the Seven
Kingdoms è ambientata solo poche generazioni prima degli
eventi di Game of Thrones. Il giovane Aegon “Egg”
Targaryen – destinato a diventare Re Aegon V – è il
bisnonno di Daenerys Targaryen.
Al suo fianco c’è Ser Duncan “Dunk” il Grande, figura destinata a
entrare nella leggenda di Westeros.
Sapere che Egg, una volta re, tenterà di migliorare la vita del
popolo e che Dunk diventerà Lord Comandante della Guardia Reale
aggiunge un peso storico agli eventi della serie madre. Ma è un
dettaglio romantico a rendere tutto ancora più significativo: la
storia di Jenny di Vecchie Pietre.
“Jenny of Oldstones”: una canzone che ora ha un significato più
profondo
La celebre ballata “Jenny of Oldstones”, cantata da Podrick Payne
nell’episodio 8×02, prende il nome da una figura legata
direttamente alla dinastia di Egg. Il primogenito di Aegon V,
Duncan Targaryen, rinunciò al Trono di Spade per sposare una donna
comune, Jenny di Vecchie Pietre, scegliendo l’amore invece del
potere.
Questa scelta ebbe conseguenze politiche enormi, ma rappresenta
perfettamente il cuore tematico di A Knight of the Seven Kingdoms: la tensione costante
tra dovere e sentimento. La canzone, che nell’episodio accompagna
una notte di amicizia e malinconia prima della battaglia, parla
proprio di perdita e di un amore tragico legato all’incendio di
Summerhall.
Conoscere il retroterra storico rende quella scena ancora più
struggente. Non è solo una canzone nostalgica: è il ricordo di una
scelta d’amore che ha cambiato il destino della casata
Targaryen.
Perché lo spinoff migliora retroattivamente la stagione 8
“A Knight of the Seven Kingdoms” (l’episodio di Game of Thrones) è il più apprezzato
dell’ottava stagione anche perché mette al centro l’umanità dei
personaggi: Brienne che finalmente riceve la sua investitura, Jaime
che abbandona il cinismo, i protagonisti che condividono un momento
di pace prima dell’inevitabile.
Lo spinoff HBO rafforza questa dimensione. Dunk ed Egg incarnano lo
stesso spirito: amicizia, lealtà, amori impossibili e scelte che
hanno conseguenze politiche durature. In un mondo spesso dominato
da crudeltà e cinismo, A
Knight of the Seven Kingdoms recupera una vena romantica e
quasi “cavalleresca” che arricchisce retroattivamente la serie
madre.
Se la stagione 8 è stata divisiva, quell’episodio rimane un piccolo
gioiello emotivo. E ora, grazie al contesto offerto dallo spinoff,
risuona ancora più forte: non solo come momento di quiete prima
della tempesta, ma come eco di una lunga tradizione di amori
sacrificati e scelte controcorrente nella storia di Westeros.
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