Videocracy: dal 30 gennaio su Netflix

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A più di quindici anni dalla sua uscita, Videocracy torna oggi disponibile su Netflix. Il documentario di Erik Gandini, vincitore del premio come Miglior Documentario al Festival di Toronto, sarà disponibile dal 9 gennaio, riportando al centro del dibattito un’opera che ha analizzato in anticipo il rapporto tra immagine, potere e politica. Un viaggio nell’Italia del berlusconismo per raccontare l’ascesa del potere dell’immagine, un documentario che anticipa le dinamiche culturali e politiche del presente.

La trama di Videocracy

Ambientato nell’Italia dell’era berlusconiana, Videocracy racconta l’affermazione di un sistema di potere fondato sull’immagine, sulla televisione come strumento di consenso e sulla progressiva fusione tra spettacolo e politica. Attraverso un racconto diretto e provocatorio, il film esplora un immaginario collettivo in cui il successo mediatico diventa valore assoluto e l’apparire prevale sull’essere.

Rivisto oggi, Videocracy si rivela un’opera profetica. Quello che nel 2009 sembrava il ritratto di un’anomalia italiana appare ora come l’anticipazione di una trasformazione globale: la banalizzazione del linguaggio politico, la centralità dell’intrattenimento, il dominio delle immagini come forma di potere e controllo.

Quando ho realizzato Videocracy, nel 2009, ero convinto di raccontare un punto di arrivo. Un capolinea culturale dopo quasi trent’anni di berlusconismo. Il dominio della televisione, la fusione tra spettacolo e politica, il trionfo del narcisismo come linguaggio del potere. Silvio Berlusconi incarnava la capacità straordinaria di presentarsi come vittima — e di convincerci di esserlo — pur essendo l’uomo più ricco e più potente del Paese.

Quella era, per me, la videocrazia: il potere dell’immagine sulla realtà, dove apparire conta più dell’essere. All’epoca pensavo ingenuamente che il film avesse colto l’apice di una degenerazione occidentale, una forma estrema di banalizzazione del potere. Oggi, guardando il mondo attraversato da nuove e violente espressioni di autoritarismo, il berlusconismo appare quasi sorprendentemente innocuo. Non perché non fosse pericoloso, ma perché non aveva a disposizione l’esercito più potente del pianeta, né una retorica di salvezza della civiltà o di eliminazione del “diverso”. Il berlusconismo era ossessionato dal divertirsi a ogni costo, dall’elevare la superficialità a valore umano, politico e sociale. Una propaganda infernale, sì, ma fondata su The Evilness of Banality, la malvagità del banale — come recita il sottotitolo del film parafrasando Hanna Arendt. Rivedere Videocracy oggi significa accorgersi che non raccontava la fine di qualcosa, ma l’inizio di una nuova epoca.

Erik Gandini

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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