Il buio, un’angosciante musica in sottofondo e poi il suono di una registrazione che sta per iniziare. Sullo schermo appare un vecchio video un po’ tremolante della piccola Yara, felice e concentrata nel suo luccicante body nero, durante una delle sue esibizioni di ginnastica ritmica. Un filmato tanto caro e nostalgico si chiude catturando la bellezza della giovane in un salto dolce, sinuoso e tenero, impressa così danzante per sempre. È con questa nostalgica scena che inizia il primo episodio de Il Caso Yara: Oltre Ogni Ragionevole Dubbio, la docuserie in cinque parti (di circa 50 min ciascuna) che ripercorre uno dei casi di cronaca nera più oscuri e divisivi degli ultimi anni in Italia.
La serie è sviluppata e diretta da Gianluca Neri (autore di SanPa), scritta da Carlo G. Gabardini, Gianluca Neri ed Elena Grillone, e prodotta da Quarantadue. Disponibile dal 16 luglio su Netflix, Il Caso Yara sarà visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite app su NOW Smart Stick.
La tragica storia di Yara
“La sera del 26 novembre 2010, a Brembate Sopra (Bergamo), Yara Gambirasio esce da casa sua, in via Rampinelli, per andare in palestra, a circa 800 metri di distanza,” racconta il giornalista Vittorio Attanà, che da anni segue il dramma della famiglia Gambirasio. Yara aveva solo 13 anni quando quella sera scomparve nel nulla dopo essersi recata nella palestra vicino casa per i suoi allenamenti. La misteriosa vicenda sconvolse profondamente non solo la comunità bergamasca, ma l’intera Italia. Per settimane e mesi ci si chiese dove fosse Yara, se fosse scappata di sua volontà o fosse stata rapita, quale fosse il motivo del rapimento e se fosse ancora viva. La risposta a quest’ultima domanda arrivò troppo tardi, il 26 febbraio 2011, quando il suo corpo fu ritrovato senza vita in un campo aperto a Chignolo d’Isola.
La prima pista investigativa dopo la scomparsa di Yara portò l’attenzione delle forze dell’ordine su Mohammed Fikri, un operaio marocchino di 22 anni impiegato nel cantiere edile di Mapello. “Il colpevole perfetto,” spiega Attanà. “Straniero, ha lavorato di notte al cantiere, stava per partire, e ha detto delle frasi che sembravano riferirsi a un’uccisione…”. Così, il 5 dicembre 2010, Fikri fu arrestato a bordo di una nave diretta a Tangeri e indagato per la sparizione della tredicenne. Tuttavia, l’accusa, basata su un’intercettazione telefonica in arabo erroneamente tradotta, presto cadde e iniziò una nuova caccia all’assassino.
Nei mesi successivi al ritrovamento, il proseguimento delle indagini dipese principalmente dalla polizia scientifica: il corpo e gli indumenti di Yara furono attentamente analizzati per settimane. Da queste analisi emersero tracce di microparticelle metalliche, tipiche degli ambienti edilizi, e un DNA maschile sugli slip e sui leggings indossati dalla giovane. A ciò si aggiunse la scoperta di un furgone bianco, ripreso da alcune videocamere, che si aggirava nei pressi della palestra il giorno della scomparsa di Yara. Tutti questi elementi portarono a identificare un “Ignoto 1”, che successivamente si rivelò essere (con non poche incertezze) il muratore 44enne Massimo Bossetti. Quest’ultimo fu arrestato il 16 giugno 2014 con l’accusa di rapimento e omicidio. Tuttavia, ciò che sembrava la conclusione del caso si rivelò essere solo l’inizio di una nuova e complessa rete di indagini e questioni irrisolte.
Oltre ogni ragionevole dubbio
Dopo il film Yara di Marco Tullio Giordana, la docuserie di Gianluca Neri è il secondo prodotto Netflix a riportare l’attenzione su questa drammatica parentesi della giustizia italiana, ancora irrisolta. Attraverso le testimonianze di numerosi giornalisti, avvocati e professionisti che parteciparono alle indagini, nonché tramite ricostruzioni, interviste esclusive, video e audio inediti, Gianluca Neri tenta di ripercorrere cronologicamente il misterioso e controverso caso che culmina con l’ergastolo, tuttora molto discusso, di Massimo Bossetti.
Per il suo scrupoloso lavoro di documentazione, Il Caso Yara si annovera tra i progetti italiani di cronaca nera più ambiziosi di sempre. Il lavoro di documentazione della serie iniziò nel 2017, delineando una prima struttura narrativa nel 2021. L’originalità e l’accuratezza della serie non derivano solo dall’approfondito studio di ricerca. Neri, nel tentativo di dipingere un quadro ampio e preciso, affronta con cura anche le accuse di depistaggio e i sospetti sui metodi investigativi, che hanno sollevato (e sollevano) dubbi sulla giustizia italiana. Inoltre, ne Il Caso Yara viene data per la prima volta la parola a Bossetti – che si è sempre professato innocente – e a sua moglie Marita. Il sottotitolo “Oltre ogni ragionevole dubbio” lancia una forte provocazione, dando voce alle inesauribili perplessità legate agli esiti giudiziari del caso, soprattutto alla tormentata domanda: Massimo Bossetti è davvero l’assassino di Yara Gambirasio?
“La scienza è infallibile, ma gli uomini che la praticano non lo sono”
Nonostante una narrazione a tratti confusa e complessa, dovuta soprattutto alla continua oscillazione tra diversi archi temporali, Il Caso Yara trasporta il pubblico in un momento ancora impresso con dolore nella mente degli italiani. Qui, Neri non si limita a ricostruire i fatti, ma si impegna a indagare sui possibili errori commessi durante le indagini e i processi, e su tutti quei dubbi e incongruenze che sono stati marginalizzati ma mai risolti. Inoltre, l’esplorazione del ruolo dei media nel plasmare e influenzare l’opinione pubblica è affrontata in più episodi, con l’intento di analizzare l’intero fenomeno sociale scaturito da questo tragico evento di cronaca nera.
Con una regia efficace e una intensa colonna sonora in sottofondo che contribuisce a creare un’atmosfera di forte angoscia e suspense, Il Caso Yara si propone quindi non solo come un resoconto dettagliato di una delle inchieste più grandi e tragiche del panorama italiano, ma anche come una stimolante discussione che, con occhio attento e critico, invita il pubblico a riflettere sulla complessità, la corruzione e le lacune del sistema giudiziario italiano.