Nella cornice del The Space Cinema Moderno di Roma si è tenuta oggi la conferenza stampa di presentazione di The Beauty, la nuova serie scritta e prodotta da Ryan Murphy in collaborazione con Matthew Hodgson, disponibile su Disney+ dal 22 gennaio. Davanti a una platea di giornalisti e addetti ai lavori, il cast – Evan Peters, Rebecca Hall, Ashton Kutcher, Anthony Ramos e Jeremy Pope – ha raccontato l’esperienza italiana, la preparazione ai ruoli e le riflessioni profonde che la serie solleva sul tema della bellezza, oggi più che mai al centro di un dibattito culturale e sociale.
Tra Roma e Venezia: l’Italia come set ideale
«Girare in Italia è stato meraviglioso», racconta Evan Peters, ricordando le settimane trascorse tra Roma e Venezia. Un entusiasmo condiviso da tutto il cast, colpito non solo dalle location iconiche ma anche dall’atmosfera e dall’accoglienza. Roma, in particolare, ha lasciato un segno profondo, come conferma Anthony Ramos: «Girare tra le rovine del Foro, nei luoghi della Roma antica, è stata un’esperienza incredibile. Amo questa città, le persone, i suoi spazi: ti senti dentro la Storia».
Il pitch di Ryan Murphy e l’idea che conquista
Rebecca Hall ha raccontato di essere stata conquistata dall’idea fin dal primo incontro con Ryan Murphy. «Il modo in cui mi ha presentato la storia, il suo pitch, mi ha subito catturata. Era chiaro che non si trattasse solo di una serie sulla bellezza, ma su ciò che la bellezza fa alle persone, alla società, al futuro».
The Beauty è infatti ambientata «cinque minuti nel futuro», come ha sottolineato Ashton Kutcher: un domani molto vicino al nostro, in cui l’ossessione per l’aspetto fisico diventa tecnologia, mercato, potere.

Preparazione fisica e sequenze estreme
Per Evan Peters il ruolo ha richiesto una preparazione intensa e meticolosa, costruita giorno dopo giorno insieme al team degli stunt e agli allenatori. «Ho lavorato molto con le arti marziali miste e con le coreografie d’azione», ha spiegato, sottolineando quanto fosse importante rendere credibile non solo il gesto fisico, ma anche la tensione emotiva del personaggio.
Tra i momenti più impegnativi, una lunga sequenza girata a Venezia: «Dovevo correre per tantissimo tempo, attraversando calli e ponti. È stata una prova di resistenza vera e propria, ma girare in quei luoghi rendeva la fatica quasi secondaria». La città lagunare, con i suoi spazi stretti e labirintici, ha contribuito a rendere la scena ancora più intensa.
Anche Ashton Kutcher ha parlato di una preparazione che non si è limitata all’aspetto fisico. Tornare in forma è stato solo il primo passo: per costruire il personaggio ha osservato da vicino il mondo dell’alta finanza e dei grandi patrimoni. «Ho cercato di studiare le persone molto ricche che conosco, il modo in cui affrontano la vita. C’è una leggerezza quasi irreale: i problemi sembrano non toccarle mai». Un lavoro di osservazione che ha dato spessore psicologico alla sua interpretazione.
Il potere dei ricchi e la lezione di Isabella Rossellini
Su questo tema Kutcher ha poi aggiunto una riflessione ironica ma amara: «Osservando amici molto ricchi ho notato inoltre una sorta di ‘buoyancy’: si muovono nella vita come se i problemi non esistessero. Se vai in prigione, ti compri la prigione per viverci meglio». Un’immagine efficace che racconta perfettamente il tipo di universo che The Beauty esplora, dove il denaro diventa uno strumento capace di piegare persino le regole più rigide.
Emozionante il racconto delle scene girate con Isabella Rossellini, definita da Kutcher «una leggenda, un’icona, un’eroina: mi sono sentito in difficoltà nel doverla spogliare verbalmente in scena. Ho dovuto in un certo modo divorziare da me stesso per riuscirci. Ma c’era una dicotomia bellissima: se il personaggio che interpretavo riceveva l’approvazione di Isabella, allora tutto aveva senso. Cercavo il suo sguardo in ogni scena».

Bellezza: profitto, privilegio o fardello?
Il tema centrale della conferenza è stato inevitabilmente quello della bellezza. Rebecca Hall ha lanciato una frase destinata a restare: «Not looking good enough is profitable» – non sentirsi abbastanza belli fa guadagnare.
Alla domanda su quanto la bellezza abbia influito nella sua carriera, Ashton Kutcher ha risposto con sincerità: «Sono sempre stato considerato attraente, ma non so quanto questo mi abbia aiutato o penalizzato». Ha poi raccontato del fratello gemello con paralisi cerebrale, riflettendo sulla differenza tra compassione ed empatia, e su come la bellezza possa creare distanze invisibili.
Hall ha sintetizzato con un’altra frase potente: «Beauty is not caused, it is» – la bellezza non è qualcosa che si provoca, semplicemente è.
Giovani, social e standard pericolosi
Il dibattito si è spostato sui rischi degli attuali ideali estetici. Alla domanda: «La bellezza può diventare letale per la prossima generazione?» Kutcher ha risposto con toni accorati, citando il tema dei suicidi tra i giovani legati agli standard estetici: «Cellulari, social, colpi di dopamina continui… Immaginate crescere così. Gli haters scrivono per ottenere click, ma i ragazzi non hanno gli strumenti per difendersi». Ramos ha sostenuto le idee di Kutcher, ribadendo quanto i ragazzi di oggi siano costantemente sottoposti a un’immersione continua di standard irrealistici e talvolta privi di normalità.
Intelligenza Artificiale e nuovi modelli di perfezione
Un altro nodo cruciale è stato quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Oltre ai trattamenti estetici, oggi emergono nuovi modelli di bellezza creati digitalmente. Jeremy Pope si chiede: «Continueremo ad andare in giro a cercare cose vere, da vedere e da vivere? Il confine tra vero e falso si assottiglia sempre di più».
Kutcher ha riconosciuto però anche il potenziale creativo dell’IA: «Ci sono artisti che la usano per creare cose straordinarie. Ogni CGI che vediamo è già un effetto dell’Intelligenza Artificiale. Alcuni personaggi digitali vengono persino resi imperfetti per sembrare più umani». Il miglior scenario possibile? «Che l’IA ci ricordi che siamo umani», afferma Hall.

Trucco, parrucco e costruzione dei personaggi
In una serie che mette al centro l’apparenza, la preparazione “beauty” è diventata parte integrante del lavoro attoriale. Trucco e capelli non sono stati semplici strumenti estetici, ma veri elementi narrativi, capaci di raccontare status sociale, trasformazioni interiori ed esteriori, e contraddizioni dei personaggi.
Il cast ha sottolineato quanto ogni dettaglio fosse studiato per suggerire potere, fragilità o ambizione: tagli di capelli, texture della pelle, imperfezioni volutamente accentuate o cancellate. In un mondo in cui la bellezza è tecnologia e mercato, anche il trucco diventa linguaggio, contribuendo a rendere visibile quel confine sottile tra naturale e artificiale che The Beauty esplora costantemente.
The Beauty: un futuro vicinissimo che parla già di noi
Tra riflessioni intime, aneddoti dal set e domande senza risposte facili, la conferenza stampa romana di The Beauty ha mostrato come la serie di Ryan Murphy non sia soltanto un body horror futuristico, ma uno specchio inquietante del nostro presente. In un mondo dove la bellezza è mercato, algoritmo e ossessione, The Beauty promette di interrogare lo spettatore su ciò che conta davvero: cosa è reale, cosa è costruito, e quanto siamo disposti a sacrificare pur di essere “perfetti”.
