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The Mandalorian: la recensione del primo episodio della terza stagione

Dal 1 marzo torna su Disney+ The Mandalorian, con nuove avventure, nuove esplorazioni e quel gusto per lo spettacolo che ha reso grande la serie appartenente alla saga di Star Wars.

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Che piaccia o meno, la galassia di Star Wars si è espansa ad una velocità impressionante negli ultimi anni. Oltre alla nuova trilogia cinematografica e agli spin-off sono arrivate serie come The Book of Boba Fett, Obi-Wan Kenobi, Andor e le animate The Bad Batch, The Clone Wars, Rebels e altre ancora. Se non tutti i prodotti realizzati da quando la Disney ha acquisito la Lucasfilm sono stati apprezzati dai fan della saga, c’è però un titolo che rimane sostanzialmente un punto fermo, capace di mettere d’accordo tanto gli appassionati di vecchia data quanto le giovani generazioni di spettatori. Stiamo parlando di The Mandalorian.

Giunta alla sua terza stagione, dopo una pausa di due anni, la serie dedicata al Mandaloriano Din Djarin e al suo tenero compagno di viaggio Grogu, ha infatti saputo trovare quell’equilibrio tra le atmosfere e la spettacolarità dei primi film e i moderni linguaggi narrativi, riuscendo così ad affermarsi come il prodotto simbolo di questa nuova fase della storia di Star Wars. Gli otto nuovi episodi, distribuiti a cadenza settimanale su Disney+, sono dunque da accogliere con grande gioia, dietro la quale si nasconde come sempre anche una certa preoccupazione. Avendo Din Djarin concluso la propria missione al termine della seconda stagione, cos’altro può esserci ora da raccontare che abbia lo stesso impatto?

Forse non tutti gli spettatori di The Mandalorian hanno visto The Book of Boba, ma è lì, in un paio di episodi interamente dedicati al Mandaloriano, che si nascondono i semi narrativi per questa terza stagione. In quell’occasione, poiché si è tolto il casco di propria volontà, a Din Djarin viene comunicato che non può più essere considerato un Mandaloriano. È ora un apostata (e L’apostata è proprio il titolo del primo episodio), che può redimersi solo bagnandosi nelle Acque Viventi nel cuore delle miniere di Mandalore, pianeta considerato però distrutto e avvelenato. Convinto del contrario, il Mandaloriano farà dunque di questa la sua nuova missione, con l’obiettivo di redimersi e poter far di nuovo parte del sacro credo.

Bentornati nella galassia lontana lontana…

Perché The Mandalorian è tanto importante nel panorama dei prodotti audiovisivi dedicati a Star Wars? Oltre a quanto fin accennato sulla sua capacità di essere un punto di incontro tra tradizione e novità, la serie porta avanti sin dalla prima stagione due aspetti fondamentali dei primi film della saga: l’esplorazione e la costruzione di una mitologia. Il primo episodio di questa terza stagione continua a portare avanti tutto ciò, ad esempio con la missione primaria del Mandaloriano che si interseca con altre piccole missioni da compiere. Questo stratagemma narrativo, alla base anche delle precedenti due stagioni, non manca di infastidire alcuni spettatori che vorrebbero si andasse dritti al sodo.

Ma è proprio da questo continuo dover mettere in pausa la missione principale per poter prima risolvere altre questioni che emerge la possibilità di esplorare in lungo e in largo la galassia. Ciò che il Mandaloriano deve compiere in ogni episodio risulta dunque essere poco più che un pretesto per offrire la visione di mondi nuovi, popolazioni sino ad ora sconosciute, ambienti ostili e ad altri seducenti. Questo primo episodio non fa eccezione, portando lo spettatore a confrontarsi con una serie di ambienti molto variegati tra loro, che si offrono in tutta la loro magnificenza, saziando gli occhi ed offrendo un intrattenimento puro e intelligente.

The-Mandalorian-Star-Wars

The Mandalorian, questa è la via per una serie vincente

Se dunque anche questa terza stagione promette una profonda esplorazione della galassia di riferimento, con questo episodio d’apertura che ne è un gustoso antipasto, la serie ideata da Jon Favreau continua poi ad esaltare anche per altri importanti aspetti. Oltre alla dimensione mitologica, rappresentata qui non solo dal credo Mandaloriano e dalle sue regole ma anche dalle tante altre dinamiche vigenti all’interno dell’universo narrativo proposto, è l’attenzione verso un certo senso di meraviglia e di spettacolo che continua ad essere vincente. Anche quando ci si trova ad assistere a scene di cui si potrebbero prevedere i risvolti, ecco che spunta fuori qualche sorpresa che arricchisce la visione.

Di questo primo episodio, tanto gli avvincenti inseguimenti tra asteroidi nello spazio quanto le scene più comiche (il più delle volte per merito di Grogu), per non parlare della brillante citazione a Terminator, regalano più di un motivo per gioire dell’esistenza di questa serie, il gusto per la messa in scena è dunque molto forte. La presenza di Pedro Pascal nei panni del duro e paterno Mandaloriano, del tenero Grogu o dell’epica colonna sonora firmata da Ludwig Göransson non sono poi che valore aggiunto. L’inizio di questa nuova stagione è dunque molto promettente, sia per la promessa di condurre lo spettatore verso nuovi ambienti e avventure sia per il riproporre (non però facendone un sterile copia) gli elementi delle precedenti stagioni che hanno fatto da subito amare questa serie.

Sommario

Il primo episodio della terza stagione di The Mandalorian introduce una nuova missione, la quale è in realtà più un pretesto per offrire allo spettatore quell'esplorazione della galassia lontana lontana che ha reso tanto amati i primi film della saga. Tra grande gusto per lo spettacolo e la messa in scena, personaggi che si confermano memorabili e una colonna sonora sempre all'altezza della situazione, questa nuova stagione sembra permette a The Mandalorian di avere ancora una volta tutte le carte in regola per soddisfare i fan di Star Wars.
Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è un giornalista pubblicista iscritto all'albo dal 2018. Da quello stesso anno è critico cinematografico per Cinefilos.it, frequentando i principali festival cinematografici nazionali e internazionali. Parallelamente al lavoro per il giornale, scrive saggi critici e approfondimenti sul cinema.

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