Euphoria 2: recensione della serie con Zendaya

Su Sky dal 10 gennaio in versione doppiata in contemporanea con gli Stati Uniti e dal 17 in italiano, arriva finalmente, con un episodio a settimana, la seconda stagione di Euphoria, il fenomeno made in HBO ideato da Sam Levinson.

Su Sky dal 10 gennaio in versione doppiata in contemporanea con gli Stati Uniti e dal 17 in italiano, arriva finalmente, con un episodio a settimana, la seconda stagione di Euphoria, il fenomeno made in HBO ideato da Sam Levinson. Altri otto episodi con al centro le vicende di questo adolescenti spezzati, alle prese con i loro traumi e le loro dipendenze, ma anche con il loro sentimenti polarizzati e puri, come solo l’adolescenza sa sentire. 

 

Sam Levinson amplifica ciò che aveva fatto nella prima stagione, confondendo leggermente la struttura narrativa, ma regalando ad ogni personaggio il suo spazio per mergere, per raccontarsi, per chiedere aiuto. E in mezzo a questo affresco problematico ma onesto si erge la diciassettenne Rue, interpretata da Zendaya, centro focale di un racconto polifonico, ma anche cuore spezzato di un racconto che non fa sconti all’adolescenza e a ciò che essa comporta.

Euphoria 2, un mondo a parte

Tornano tutti i personaggi della prima stagione e con essi i loro disagi e il loro modo di combattere per cercare di non soccombere al giudizio degli altri, agli eventi, prima di tutto a se stessi. E Levinson ce li racconta con grande trasporto, affrontando tutti il racconto con una regia che mette in evidenza un atmosfera sempre trasognata, sfuocata, come i pensieri dei nostri. Alcuni espedienti extradiegetici, la rottura della quarta parete, parentesi sognanti che si staccano dal racconto vero e proprio e si svolgono solo nella testa dei protagonisti sono espedienti che garantiscono a Levinson da una parte di avere una cifra stilistica coesa e sempre cool, nonostante  il fatto che talvolta mostra anche scene forti, violente o sgradevoli, dall’altra di ottenere quella che sembra la riproduzione di esperienze sotto effetto di stupefacenti, cosa che succede davvero a Rue e ad altri protagonisti. 

Un racconto polifonico

Il cast si conferma il veicolo principale per il successo della serie, perché in questa stagione la scrittura si fa più debole, mentre crescono le interpretazioni di tutti i personaggi, anche di quelli che nel primo ciclo erano rimasti in ombra, come Lexie, che finalmente trova il suo spazio.

Persa la carica “rivoluzionaria” che aveva con il suo esordio, Euphoria 2 fa più fatica a dimostrarsi valida, perché non può contare più sull’effetto sorpresa, tuttavia non si adagia sui suoi successi e tenta di evolversi, espandendosi più che in lunghezza, in profondità. 

Nonostante rimanga Rue la nostra bussola emotiva per tutta la seconda stagione, saranno gli altri personaggi a regalarci maggiori soddisfazioni e di approfondimento, una scelta fisiologica e vitale, dal momento che abbiamo lasciato il personaggio di Zendaya mentre, dopo un tentativo di venire fuori dalla sua condizione, raccontatoci nell’intenso episodio di Natale dello scorso anno, ricade nel baratro, con il metaforico e bellissimo numero musicale in chiusura della prima stagione. 

Euphoria 2, all’insegna dell’eccesso

Euphoria 2 è “più” di tutto, rispetto alla prima, più eccesso, più movimento, più personaggi e più storie da raccontare. Che possa raccontare anche più dolore e più disagio rispetto alla prima stagione, resta da vedere, ma Levinson, Zendaya e tutta la squadra di produzione hanno già dimostrato di saperci sorprendere, e gli spettatori innamorati di Rue non aspettano altro.

Euphoria seconda stagione: il trailer della serie HBO con Zendaya

RASSEGNA PANORAMICA

Sommario

Euphoria 2 è “più” di tutto, rispetto alla prima, più eccesso, più movimento, più personaggi e più storie da raccontare. Che possa raccontare anche più dolore e più disagio rispetto alla prima stagione, resta da vedere, ma Levinson Zendaya e tutta la squadra di produzione hanno già dimostrato di saperci sorprendere, e gli spettatori innamorati di Rue non aspettano altro.
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -