E’ la mezzanotte del 21 luglio 2001, 400 poliziotti sfondano le porte della scuola elementare Armando Diaz di Genova, all’interno dell’istituto sono presenti 93 persone e alla fine del massacro si contano 70 feriti di cui tre in prognosi riservata e una in coma. Questo il tragico bilancio dell’incontro tra i potenti del mondo, il G8.

La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”, ha dichiarato Amnesty International, e per non cancellare il sangue versato, le torture e gli arresti ingiustificati, il regista Daniele Vicari trasporta sul grande schermo la vicenda, realizzando il film Diaz, don’t clean up this blood, in uscita nelle sale italiane il 13 aprile.

Abbiamo cominciato a pensare di scrivere una storia legata alla Diaz quando nel 2009 ci fu la prima sentenza del processo, una sentenza che fece gridare allo scandalo in quanto assolutoria. Una ragazza tedesca giurò che non avrebbe mai più messo piede in Italia dopo la decisione del giudice e allora mi sono detto che avremmo dovuto fare qualcosa. Per fortuna siamo riusciti a fare un film come piace a noi e siamo riusciti ad andare avanti”, questo quanto dichiarato dal regista in un’intervista di Francesca Fiorentino, ma dal progetto alla realizzazione è passata molta acqua sotto i ponti, anzi, a dirla tutta, una vera e propria alta marea.

Si può infatti parlare di una disordinata fuga di massa: Rai, Mediaset, distributori, banche, istituzioni, privati, il film prodotto della Fandango sul massacro del G8 nessuno lo vuole; quasi fosse un “sabotaggio” che ha spinto il regista a denunciare la lavata di mani da parte di numerosi Ponzio Pilato, costringendolo a trasmigrare la produzione a Bucarest. Vicari riesce a respirare solo all’estero, dove il successo del film è clamoroso, mentre nella madre patria si a continua giocare a “scarica barile”.

Leggiamo in un comunicato del Comitato verità e giustizia che Fandango per produrre il film collabora con la Polizia, non siamo disponibili“. Questa la risposta dei ragazzi del centro sociale di Roma, Zona a Rischio, interpellati per usufruire dello spazio per le prove con gli attori. In realtà la scelta del produttore Domenico Procacci di parlare con Antonio Manganelli ,Vice capo della polizia di Stato, è stata “obbligata” nel senso che in Italia e in Europa, per realizzare film che parlino di polizia o forze armate, volendo avere divise e mezzi a disposizione, si deve chiedere l’autorizzazione. C’è chi pensa che la scelta sia comunque opinabile, ma alla fine della fiera, l’incontro tra i due non è mai avvenuto, il film è stato girato e si è andati avanti.

L’accusa di collaborazionismo è dunque infondata, si tratta dell’ennesimo impasse burocratico a più livelli, dove nessuno si cruccia delle proprie responsabilità. Forse perchè Il film è una dura condanna della “banalità del male” perpetrata senza mezzi termini da giovani poliziotti che massacrano giovani manifestanti. Uno scontro paradossale che ha spazzato via l’aria gioiosa respirata all’inizio della manifestazione, durante il concerto di Manu Chao.

Diaz è un racconto corale, una cassa di risonanza per tutte quelle voci inascoltate, che hanno gridato col silenziatore, contro la negazione del diritto inalienabile della libertà di pensiero e di espressione. Claudio Santamaria, nei panni del poliziotto Max, forse l’unico che per un istante riesce ad uscire dal delirio di onnipotenza durante l’assalto, insieme ad Elio Germano, nel ruolo del giornalista Luca Gualtieri e il cast internazionale che il film vanta, si sono sottoposti a dei colloqui con manifestanti, poliziotti, magistrati, giornalisti, parenti delle vittime. I veri protagonisti della vicenda. Questo a dimostrazione del fatto che la volontà di far si che l’evento rimanga nella memoria collettiva del nostro paese, si sorregge su delle motivazioni concrete. Senza scene “precotte”, il film mostra infatti una cruda violenza a cui risponde la rabbia di chi non ha mai dimenticato.

Il film esce al cinema qui da noi in Italia il prossimo 13 aprile 2012 in 100 copie e, partecipando al Festival di Berlino conclusosi ieri, ha portato a casa il premio del pubblico della sezione Panorama.