Ben – Rabbia Animale è un autentico ritorno al passato. Un vero e proprio creature feature, dello stesso filone che ha generato Cujo. Il modo in cui Johannes Roberts sfrutta la natura del film è esattamente ciò che deve essere: teso, divertente e totalmente inverosimile.
Il trailer è molto onesto, mostra chiaramente cosa aspettarsi, ma non è un male. È bello essere sorpresi al cinema, ma quando la proposta ruota attorno a una scimmia rabbiosa e assassina, in fondo vuoi solo vedere ricchi ragazzi senza cervello comportarsi in modo idiota e goderti le fontane di sangue che zampillano, facendo inevitabilmente il tifo per la scimmia.
Ben – Rabbia Animale sfrutta bene i suoi elementi da B-movie
Il film si apre su una scena violentissima, prima che il film torni indietro di 36 ore. Da lì in poi il film procede in modo piuttosto normale, se non fosse che il pubblico sa già come andrà a finire. Di conseguenza, il primo atto è attraversato da una tensione palpabile mentre le immagini al contrario mostrano solo ragazzi che si divertono.
La trama ruota attorno a Lucy (Johnny Sequoyah), una studentessa universitaria che torna a casa alle Hawaii dopo molto tempo. Sua madre è morta di cancro, lasciando la sorella minore Erin (Gia Hunter) sola con il padre Adam (Troy Kotsur di CODA), un primatologo maniaco del lavoro.
E poi c’è Ben, il loro animale domestico: un primate eccezionalmente avanzato, interpretato con un costume estremamente convincente dal theater movement director Miguel Hernando Torres Umba, la vera star del film sotto il trucco.
Questa relativa normalità viene spezzata quando Adam trova una mangusta mutilata all’interno del recinto di Ben e decide di tenerlo chiuso in gabbia finché non sarà possibile capire se abbia contratto qualcosa.
Ovviamente la risposta è “sì”: Ben ha davvero la rabbia e riesce piuttosto facilmente a fuggire dalla sua prigione, lanciandosi poi in una furia omicida per spargere quanto più sangue possibile.
I filmmaker spingono davvero al limite la plausibilità di una malattia infettiva in un primate. L’aggressività incontrollata di Ben è una cosa, tutt’altra è il modo in cui la malattia rende Ben più intelligente.
Un omaggio a John Carpenter
Quando il film dà il meglio di sé, richiama in modo sempre più piacevole i primi lavori di John Carpenter. La colonna sonora sintetica di Adrian Johnston ricorda il lavoro musicale del maestro, e Roberts ci regala diversi inquietanti punti di vista in soggettiva della scimmia in agguato. Ben – Rabbia Animale è come un home invasion stalk and slash con una scimmia nel ruolo di killer sociopatico. E, a onor del vero, Roberts mantiene il numero di morti relativamente basso, ma brutale.
Il divertimento dipende da quanto lo spettatore è disposto a sospendere l’incredulità. Sì, è uno scimpanzé intelligente, ma com’è possibile che sia anche consapevole di forme sadiche di tortura o di scherno? Stranamente, il film probabilmente non è abbastanza animalistico. Ben – Rabbia Animale è più divertente quando Ben è una macchina omicida, meno quando cerca di vendere l’idea che la creatura abbia inclinazioni umane legate alla vendetta. Nel complesso, però, più diventa pulp e stupido, più offre un buon motivo per andare al cinema. In Italia dal 29 gennaio con Eagle Pictures.
