City of Angels: la spiegazione del finale del film

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City of Angels, del 1998, è un dramma romantico ispirato al celebre film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino, che trasferisce l’ambientazione dalla Germania a Los Angeles e reinterpretando la storia degli angeli osservatori del mondo umano. Il film mescola romance e elementi sovrannaturali, creando un’atmosfera malinconica e poetica, in cui la riflessione sull’amore, la mortalità e il desiderio di libertà si intreccia con un’estetica urbana contemporanea. L’opera si inserisce nel genere dei romance drammatici con sfumature filosofiche, in cui la dimensione soprannaturale diventa strumento narrativo per esplorare emozioni profonde e dilemmi morali.

Dal punto di vista dei temi, il film affronta questioni esistenziali legate alla vita e alla morte, al sacrificio e alla capacità di scegliere l’amore sopra ogni altra cosa. La figura degli angeli osservatori funge da specchio del desiderio umano di contatto e comprensione, mentre la vicenda di Seth e Maggie mette in luce il conflitto tra immortalità e la bellezza effimera della vita. L’intreccio tra sentimenti romantici e riflessione filosofica conferisce al film un tono intimo, meditativo e leggermente nostalgico, distinguendolo dai tipici melodrammi hollywoodiani della fine degli anni ’90.

Nel contesto della filmografia dei protagonisti, City of Angels rappresenta un momento significativo per Nicolas Cage e Meg Ryan. Cage, reduce da ruoli drammatici e d’azione, interpreta un personaggio contemplativo, segnato dalla dualità tra eternità e desiderio umano, mostrando un lato più riflessivo della sua recitazione. Meg Ryan, già nota per le commedie romantiche di successo, qui affronta una storia d’amore più intensa e drammatica, ampliando il proprio repertorio verso ruoli emotivamente complessi. Nel resto dell’articolo, verrà analizzato il finale del film, spiegandone il significato e le implicazioni dei temi principali.

City of Angels cast

La trama di City of Angels

Protagonista del film è Seth, un angelo che si occupa di accompagnare le persone che stanno per morire verso l’aldilà. Quando un giorno si trova a Los Angeles, in una sala operatoria di un ospedale, per prendere in carico il paziente sotto i ferri, che morirà, la sua attenzione viene catturata da Maggie Rice, la dottoressa cardiochirurgo che sta svolgendo l’operazione. Da quel momento Steth non può fare a meno di rimanerle accanto, arrivando a decidere di fare in modo di rendersi visibile alla dottoressa che, sebbene mantenga un forte scetticismo dovuto alla sua formazione scientifica, si apre a un’amicizia che velocemente si trasforma in amore.

Uno dei pazienti in cura da Maggie è Nathaniel Messinger, che  riesce a percepire la presenza di Seth. Nathaniel, infatti, è un angelo caduto che ha scelto di diventare mortale per amore della donna che ha poi sposato. Questo incontro insinua in Seth l’idea di seguire lo stesso percorso: abbandonare la propria condizione di angelo per diventare umano e poter finalmente amare Maggie con tutti i sensi, essere vicino alla donna anche fisicamente e poter provare tutte le sensazioni umane che gli appaiono incomprensibili. Per poter far ciò, egli deve però compiere un rituale e dovrà scontrarsi con due aspetti della vita umana che non aveva considerato: l’imprevedibilità e la caducità.

La spiegazione del finale del film

Il terzo atto di City of Angels concentra l’attenzione sul momento culminante della trasformazione di Seth e sulla sua vita come umano. Dopo aver scelto di “cadere” dall’immortalità per vivere accanto a Maggie, Seth inizia a sperimentare sensazioni fisiche e emozioni finora a lui sconosciute. Attraversa difficoltà materiali e pericoli durante il viaggio verso Lake Tahoe, affrontando fame, freddo e furti. Queste sfide sottolineano il distacco dal mondo angelico e l’inevitabile vulnerabilità della condizione umana, rendendo la sua scelta un impegno totale e irreversibile verso l’amore e la vita mortale.

Il racconto si risolve tragicamente con l’incidente di Maggie mentre va in bicicletta al mattino successivo. La donna, felice e fiduciosa nella sua nuova relazione con Seth, non nota il camion che attraversa la strada e rimane gravemente ferita. Seth arriva accanto a lei in tempo per ascoltare le sue ultime parole: Maggie riconosce la presenza di un angelo e accetta il suo destino, rivelando che la sua esperienza con Seth è stata ciò che più ha amato nella vita. Il film si chiude con la sua morte, segnando una conclusione emotivamente intensa.

Nicolas Cage in City of Angels
Nicolas Cage in City of Angels

 

Il finale porta a compimento i temi principali del film: la scelta, l’amore e la mortalità. La trasformazione di Seth simboleggia il passaggio dall’eternità alla finitezza, mostrando come la pienezza dell’esperienza umana sia legata alla consapevolezza dei limiti e alla possibilità di provare emozioni genuine. La morte di Maggie accentua la fragilità della vita mortale e la bellezza dell’istante presente. La storia dimostra che scegliere di vivere pienamente, anche a costo del dolore, conferisce significato all’esistenza, sottolineando l’equilibrio tra gioia e perdita, tra eternità e intensità dell’essere umano.

Inoltre, il finale riflette la tensione tra desiderio angelico e realtà umana, mostrando come l’amore autentico richieda il coraggio di abbandonare la sicurezza per l’incertezza. Seth impara che la felicità non consiste nell’assenza di dolore, ma nella capacità di sperimentare appieno la vita. La narrazione completa così l’arco dei personaggi, illustrando il sacrificio necessario per l’amore e la crescita personale. La scelta di diventare umano diventa quindi un atto morale ed esistenziale, ribadendo l’importanza di vivere intenzionalmente, accettando insieme la gioia e la perdita.

Infine, City of Angels lascia allo spettatore una riflessione profonda sulla vita, la morte e la scelta personale. Il film insegna che la felicità deriva dalla piena esperienza dei sentimenti, dalla capacità di amare e di rischiare, e dalla consapevolezza della propria mortalità. Seth, pur perdendo Maggie, celebra la vita umana attraverso il contatto con la natura e le sensazioni quotidiane, simbolizzando il valore della finitezza come fonte di significato. La morale del film invita a vivere con intensità e gratitudine, apprezzando ciò che si ama davvero, anche di fronte al dolore inevitabile.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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